giovedì, 06 novembre 2008

Eulalia e l'autobus del giovedi'

 
Eulalia corre tra la gente. Attorno a lei, uno sciame di persone senz’ali s’agita e sgomita per tornare al proprio alveare.
Non c’e miele, ne’ profumo di fiori sull’ autobus che porta a casa le facce tristi del giovedi’ sera: solo volti tirati, barbe incolte, occhi scavati.
 
Eulalia prova un senso di nausea: sara’ per colpa del rollìo, oppure a causa dell’ enorme, ripugnante montagna di carne e grasso che si e’ seduta, sbuffando, accanto a lei.
 
Si tratta di un ubriaco, che regge in mano una bottiglia ormai quasi vuota.
Appena salito a bordo, si e’ scaraventato in uno dei pochi posti liberi; indossa abiti che non hanno provato l’emozione di un bucato da almeno sei settimane, ed emana un tanfo che mette a dura prova lo stomaco dei presenti.
 
Eulalia, pero’, non si muove, temendo di irritarlo: lo ha appena visto inveire contro un passeggero che aveva avuto l'ardire di trovarsi nelle vicinanze del posto libero, ed Eulalia non vuole scatenare alcun tipo di reazione in uno sconosciuto in grado di stendere una persona usando semplicemente il proprio alito.
 
L'ubriaco fissa Eulalia con insistenza e lei, per non sentirsi troppo a disagio, ma soprattutto per non cedere al desiderio dello stomaco, che vorrebbe rigettare il pranzo, inizia a concentrarsi sugli altri passeggeri.
Durante l'intero tragitto cerca di indovinare le storie dei presenti partendo da un qualsiasi dettaglio: un paio di occhiali dalla montatura rosso fuoco,un foulard a quadri verdi, un paio di scarpe con i lustrini o una giacca stretta e lisa.
 
Prima che l'autobus giunga alla destinazione di Eulalia, l'ubriaco si alza e va a discutere con la macchina obliteratrice,  che peraltro sembra ascoltarlo con maggiore interesse dei presenti.
Eulalia approfitta dell' inaspettata opportunita' per alzarsi e sgusciare via, in direzione della porta: ora il suo stomaco prova un grande sollievo, e anche il suo umore sembra risentire positivamente del cambiamento.


 
Solo in quel momento si avvede della presenza di un anziano, seduto accanto alla porta d'uscita, che prima era al di fuori della sua visuale.
Eulalia non e' molto brava ad attribuire l'eta' delle persone: l'uomo potrebbe avere settant' anni, come ottantacinque, ma cio' che non sfugge agli occhi di Eulalia e' la sua espressione.
 
L'anziano veste con cura, ma senza sfoggio di eleganza; porta un giaccone color kaki, imbottito e a prova di pioggia, non proprio nuovo, ma in ottime condizioni, ed indossa scarpe da ginnastica molto comode: alla sua eta', le esigenze del corpo superano di gran lunga quelle della vanita' personale.
 
Nel complesso, ad Eulalia sembra una persona tranquilla e posata, ma e' evidente che qualcosa non sta andando per il verso giusto.
Infatti, dopo due fermate, l'uomo prende dalla tasca un fazzoletto e si asciuga una lacrima.
Eulalia inizia a fare delle ipotesi: forse e' malato, oppure ha un problema che non puo'risolvere; in ogni caso, ha l'aria di qualcuno che sta affrontando qualcosa di nuovo e terribile.
 

I presenti voltano lo sguardo altrove: un uomo che piange in autobus, evidentemente, e'uno spettacolo poco gradevole.
Gli altri passeggeri, infatti, preferiscono fissare la propria borsa, tuffarsi nel giornale o fingere di leggere le pubblicita' sui cartelloni.
Eulalia, invece, decide che non e' il caso di ignorare il problema, ne' di fermarsi alle congetture, cosi' si avvicina all'uomo e gli chiede se stia bene e se ci sia qualche problema.
 
L' uomo la guarda un po' stranito, rinchiudendosi nella giacca come una tartaruga nel guscio, poi si decide a parlare.
In effetti, le cose non vanno affatto bene: poco prima ha ricevuto una telefonata che lo avvertiva del decesso della moglie, ed ora si sta recando in ospedale.
E' comprensibilmente scosso, ed Eulalia, quando arriva la sua fermata, decide di andare con lui.
 
L'uomo scende, visibilmente provato, ma ancora saldo sulle proprie gambe.
Sebbene continui a sostenere di non aver bisogno di essere accompagnato, Eulalia legge nel suo sguardo il bisogno, anzi, l'assoluta necessita' di un sostegno morale.
Cosi, scesa dall'autobus, lo affianca e percorre, in assoluto silenzio, un pezzo di marciapiede a fianco dell'anziano.
L'uomo, mentre cammina, la guarda, come per studiarla, poi inizia a raccontare.
 
E' stato in ospedale con la moglie fino all' ora di pranzo: lei era ricoverata da molto tempo, ma fino al giorno precedente le sue condizioni non avevano mai destato alcuna preoccupazione.
Al mattino, pero', la donna aveva iniziato a lamentarsi per un malessere diffuso: le era venuta la febbre ed aveva chiesto di essere visitata da un dottore.
L'uomo, che andava a trovarla tutti i giorni, sia al mattino che al pomeriggio, vedendola soffrire, aveva parlato con il medico di turno, che lo aveva rassicurato sulle condizioni della donna e lo aveva invitato ad andare, come di consueto, a pranzare a casa, sostenendo non ci fosse alcun pericolo.
 
Cosi', seppure un po' in ansia, era tornato alla propria abitazione e aveva iniziato a mangiare, con il proposito di tornare in ospedale nel primo pomeriggio, cosa che del resto faceva da anni, ma a meta' del piatto di pasta aveva ricevuto la telefonata dell'ospedale, e il mondo gli era crollato addosso.
 
Rimproverava a se stesso di non essere stato con la moglie al momento del trapasso, di aver ascoltato la voce del medico che minimizzava il problema, invece del proprio istinto, e si colpevolizzava per averla lasciata morire da sola.
Erano sposati da piu' di cinquant'anni, e malgrado la vecchiaia, le malattie e l'insesorabile scorrere del tempo, si amavano ancora.
 
Cammin facendo, l'anziano, con gli occhi lucidi, apre i forzieri in cui ha racchiuso i ricordi di una vita, raccontando ad Eulalia delle esperienze, delle gioie, dei problemi, delle difficolta' che i due hanno affrontato, nell'arco di mezzo secolo, sempre insieme.
 
Giunto all'ingresso dell'ospedale, l'uomo si lascia accompagnare fin sopra la scalinata d'ingresso, poi insiste per proseguire da solo, ed Eulalia comprende che e' giusto che sia cosi': il suo compito e' finito e sa bene che sara' l'anziano a dover affrontare, da quel momento, un percorso di solitudine proprio in quella fascia di eta' in cui si e' meno corazzati per farlo.
 
Lo saluta, accetta con piacere il ringraziamento ed il sorriso triste, ma sincero, dell' uomo, e lo lascia andare incontro ad un destino su cui Eulalia,  purtroppo, non ha alcun potere.
 
Proseguendo a piedi, lungo un marciapiede annegato da una pioggia sottile, Eulalia, privata della bacchetta magica, quasi rimpiange il rassicurante malessere provato accanto all'ubriaco: ora prova una gran nausea, che, ahimè, non svanira' scendendo da alcun autobus.
 
 



venerdì, 03 ottobre 2008

Eulalia e il treno in corsa

Ci sono persone la cui vita e’ un treno in corsa: partono, prendono velocita’ e viaggiano decise.
Sebbene non sempre si conosca la destinazione del viaggio, e talvolta non si riesca nemmeno a stabilire la direzione precisa in cui stanno andando, il loro procedere lungo binari dritti e lucidi trasmette una sensazione di forza e sicurezza non comuni, e, per questo, piena di fascino.
 
Queste persone possono avere due tipi di amici: quelli che corrono paralleli ai binari e saltano a bordo per condividere il viaggio, e quelli che si aspettano che il treno spenga i motori e il conducente si dedichi completamente a loro.

 
Eulalia appartiene alla prima categoria: per lei l’amicizia e’ fatta di condivisione, partecipazione e solidarieta’, percio’, quando incontra una persona lanciata come una locomotiva, non si aspetta che questa lasci ogni occupazione per dedicarsi a lei.
 
Certo, una pausa ogni tanto e’ salutare, ed Eulalia gioisce dei momenti che le vengono dedicati: l’attenzione esclusiva di una persona cara, il sentirsi al centro del suo universo, sono sensazioni impagabili che la riportano a momenti lontani, quando tutto sembrava piu’ semplice e chiudere gli occhi, isolandosi dal mondo circostante per assaporare un gelato alla vaniglia, era un’esperienza quasi ultraterrena.
 
Tuttavia, conscia dei limiti posti da una societa’ in cui il tempo libero a disposizione e’ il vero indicatore di ricchezza delle persone, accetta di buon grado di farsi trascinare in tourbillon di spostamenti, cene, uscite al cinema, incontri, attivita’ piu’ o meno ricreative, varie ed eventuali.
 
Lo fa con la leggerezza che le e’ propria : il peso di Eulalia in una casa e’ quello di una farfalla che si posa sui mobili senza appesantirli: apre le ali mostrando i propri colori, ma occupa lo spazio di un francobollo.
 
Le piace inserirsi nella quotidianita’ delle persone, anche quando questo comporta risvegli anticipati, notti passate in letti troppo piccoli o case troppo fredde, veglie prolungate, compagnie ingombranti e chiassose, pasti nella migliore delle ipotesi creativi e spostamenti impegnativi.
 
Non le importa del contorno.
Eulalia bada alla sostanza, ed accetta le persone per quel che sono; non pretende di stravolgerne le abitudini, ne’ di monopolizzarne la vita, anche se, a dire il vero, qualche volta ne ha la tentazione: le capita con la gente che vede di rado, e con la quale vorrebbe scambiare una scorta di energia ed affetto, da conservare per i tempi di carestia.



 

Eulalia partecipa fino in fondo alla vita degli altri: lo fa come e quando le e’ possibile, ma con la determinazione di chi vuole restare sul treno fino al capolinea: un po’ per fedelta’, un po’ perche’ e’ sempre curiosa di sapere come vanno a finire le storie.
 
Ora Eulalia e’ ferma alla stazione. Passano troppi treni, e lei non sa bene quale prendere.
Alla fine qualcuno decidera’: sara’ il destino, o il cuore di Eulalia, o forse il vento che spira da Nord.


Salira’ sulla prima carrozza e restera’ col naso incollato al finestrino per guardare il paesaggio e, quando sara’ il momento, portera’ un fiore al macchinista.
venerdì, 25 aprile 2008

Eulalia e il cuore assassino

Post pubblicato su  Caffe' Letterario

 

SPOSA VEDOVA SUO DONATORE CUORE, POI SI UCCIDE COME LUI
WASHINGTON - Un uomo che dodici anni fa aveva subito un trapianto di cuore - e che poco più tardi aveva sposato la vedova del suo donatore - si è tolto la vita nello stesso modo della persona da cui aveva ricevuto l'organo.
E' accaduto a Vidalia, nel sud-ovest della Georgia. Sonny Graham, di 69 anni, si è ucciso nel giardino di casa con un colpo di pistola alla gola, proprio come aveva fatto Terry Cottle, il 33enne che gli donò il cuore nel 1996. In seguito al trapianto che gli ha permesso di sopravvivere, Graham aveva iniziato a scrivere una serie di lettere alla famiglia del suo donatore, arrivando a conoscere personalmente la moglie di Cottle - Cheryl - allora 28/enne. Tra i due è nata una relazione così intensa che nel 2004 - dopo che lui è andato in pensione - si sono sposati e sono andati a vivere a Vidalia. Qui l'uomo, per motivi che non stati accertati, ha deciso di togliersi la vita nello stesso modo in cui fece dodici anni prima il suo donatore. Rendendo vedova per la seconda volta la stessa donna.



 
Eulalia, dritta come un fuso, osserva le attività frenetiche che si svolgono in sala operatoria.
Il chirurgo ha appena terminato il lavoro: un cuore umano, che sembra pulsare in modo innaturale, viene rinchiuso in un contenitore blu.
Non c’e’ tempo da perdere: tra pochi minuti, nella stanza in fondo al corridoio, un cardiopatico in fin di vita ricevera’ il dono inaspettato della seconda opportunita’.


Tornera’ a sorridere, parlare, camminare, fare le scale.
Andra’ a lavorare di nuovo, tornera’ a  seguire gli spettacoli al cineforum, mangera’ le patatine fritte e il venerdi’ sera frequentera’ un corso di ballo: imparera’ a ballare il tango, come aveva sempre sognato, e finalmente, nel secondo quadrimestre di lezione, incontrera’ la donna dei propri sogni.


Dopo una vita di attese, amori sbagliati, rinunce, rimpianti e liti furibonde, che lo avevano portato all’ infarto piu’ di una volta, capira’ di aver trovato il vero amore, che avra’ il viso dolce e triste di una quarantenne: un volto segnato profondamente dalla vita e dal tempo, ma non ancora appassito.
L’amera’, come nessuno ha mai amato prima, non dormira’ di notte per mesi interi, consumato dai dubbi e dal timore, fino al giorno in cui trovera’ il coraggio di dichiararsi e impazzira’ dalla gioia, scoprendo di essere ricambiato.

Ci sara’ un matrimonio, in un bel giorno di primavera;  le campane suoneranno a festa e gli stessi parenti che avevano pianto piu’ di una volta al suo capezzale, sorrideranno e lo abbracceranno, lanciando riso e benedizioni.
Passeranno gli anni, uno dopo l’altro, in pace ed armonia in una bella casa lungo la riva del fiume, e i ricordi delle stanze d’ospedale, dei giorni della paura e della speranza, della solitudine e del dolore, si faranno, giorno dopo giorno, sempre piu’ sfuocati.

Un bel giorno d’estate, lui camminera’ fino  all’argine, scendera’ fino al limitare dell’acqua, guardera’ i pesci, che tutto sanno e nulla dicono, e all’improvviso comprendera’ ogni cosa.

Tornera’ a casa con passo leggero, attraversera’ la grande sala arredata in legno d’acero e mettera’ nuova legna nel camino, perche’ il fuoco non si spenga.
Andra’ in cantina, per mettere a posto le vecchie fotografie del matrimonio ed estrarra’ dalla scatola di legno le piu’ belle, per guardarle l’ennesima volta. Vedra’ se’ stesso, con dodici anni in meno sulle spalle, e ammirera’ la bellezza della moglie, cosi’ solare, nonostante la doppia vedovanza che ne aveva funestato la vita, prima del loro incontro.


Sorridera’, rimettera’ a posto le foto e da un’altra scatola, di latta rossa, prendera’ una pistola e se la puntera’ alla gola.
Un colpo soffocato risuonera’ tra la polvere e i vecchi elettrodomestici sparsi per la cantina: lui morira’, ma il suo cuore sara’ salvo, pronto per un uovo ospite.

Tutto questo accadra’ senz’ altro: e’ una promessa segreta, un impegno da mantenere ad ogni costo.

Eulalia, inorridita, cerca di afferrare la scatola blu dalle mani del paramedico, che si e’ gia’ avviato in direzione dell’ altra sala operatoria, ma qualcuno la trattiene.

Mentre Eulalia cerca di divincolarsi, il cuore assassino viaggia verso la nuova vittima, cantando, sottovoce, una canzone d’amore.
 
 
martedì, 11 marzo 2008

Eulalia e il Mehrieh

IRAN: MOGLIE LASCIATA RISARCITA CON 8000 LIBRI DI POESIA
 
TEHERAN - Un marito iraniano che ha abbandonato la moglie è stato condannato da un giudice a comprarle più di 8.000 libri, tutti di poesie, nel rispetto di un patto stabilito dai due al momento del matrimonio.
E' il secondo caso simile avvenuto negli ultimi giorni, dopo che un altro marito si era visto ingiungere di comperare alla moglie 124.000 rose rosse.
Il quotidiano 'Iran' scrive che il giudice Mahmud Baqal-Shiravan, della Corte per la famiglia di Teheran, ha ordinato ad un certo Shahram di comperare alla moglie abbandonata 8.100 libri, per una spesa prevista di 700 milioni di rial (50.000 euro). Ciò era stato stabilito nel 'mehrieh' firmato dalla coppia al momento del matrimonio, quattro anni fa.
Il mehrieh è ciò che, sulla base del diritto islamico, l'uomo si impegna a versare alla sposa in qualsiasi momento questa lo richieda. Si tratta in sostanza di un'assicurazione sul futuro della moglie, visti gli scarsi diritti che normalmente essa ha in caso di divorzio, quando tra l'altro le é quasi impossibile ottenere la custodia dei figli.

Di norma, le novelle spose chiedono che nel mehrieh vengano inserite somme di denaro, monete d'oro o, nei casi di famiglie più abbienti, proprietà immobiliari.

Ma così non è stato per la giovane di Teheran, molto più interessata ai classici della poesia persiana, da Khayyam a Sadi, da Hafez a Rumi, mistico del Sufismo. "Sono figlia di un musicista, sono cresciuta in un ambiente intellettuale e fin da piccola ho amato la poesia", ha spiegato la donna al giudice.

Di qui l'insolita richiesta, accettata dal marito e scritta nel contratto di matrimonio, che ora dovrà essere onorato, anche se l'uomo non si è presentato all'udienza. Soltanto una settimana si era avuta notizia di un altro caso simile, quando un marito chiamato in tribunale dalla moglie che lo giudicava 'avaro', si è visto ordinare di comperare alla consorte le 124.000 rose rosse pattuite in uno slancio romantico al momento del matrimonio. Il giudice ha disposto il sequestro di un piccolo appartamento di proprietà dell'uomo fino a quando questi non avrà onorato i suoi impegni.


 

Eulalia finisce di leggere la notizia e ripiega il giornale, con aria perplessa.
Le riesce difficile accettare l’idea che una donna non abbia alcuna tutela, al di fuori di quanto previsto da un contratto matrimoniale, in un millennio in cui la parita’ tra i sessi dovrebbe essere un dato di fatto.

Ma poi ripensa a quanto lontana sia, in tutto il mondo, l’ uguaglianza dei sessi sul piano familiare, educativo, giuridico, economico, sociale, morale, e si rende conto che non ci sono luoghi nel mondo in cui nascere donna sia un vantaggio, il che la dice lunga sulla civilta’ del pianeta degli umani.

Eulalia pensa alla sposa iraniana abbandonata, che lascia un marito e riceve ottomila libri di poesie.
Una donna istruita, sensibile e coraggiosa, che ha rinunciato a pretese economiche esorbitanti, che sarebbero state nel suo diritto, per fare una scelta a favore della cultura, dell’arte e dell’effimera, sublime leggerezza dei versi dei poeti.

 
Eulalia non ha dubbi: il cambio e’ stato indubbiamente vantaggioso.


 

Per continuare l'esperimento:

http://euland.myminicity.com

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giovedì, 14 febbraio 2008

Eulalia e San Valentino

Alle prime luci dell’ alba, i panettieri e gli edicolanti diretti al lavoro correvano troppo velocemente per poter esser colpiti.

All’ora di scuola, i ragazzi alla fermata del tram erano cosi’ occupati a controllare il gel sui capelli, le scarpe sapientemente slacciate e l’eccessivo strato di mascara delle ragazze, simili a grandi falene sotto le luci del mattino, da non riuscire a concentrarsi su qualcosa di piu’impegnativo di un sms.

Cupido aveva cercato di colpirne qualcuno, pensando che il seme dell’amore attecchisse meglio nella terra dei giovani, ma loro avevano schivato le frecce, piegandosi per raccogliere lo zaino che i compagni avevano buttato per terra e muovendosi come bisonti, per poi accalcarsi sul predellino: colpi sprecati, indubbiamente.
 
Al parco, durante la mattinata, le panchine erano rimaste vuote: tutti presi dal lavoro, dalla casa, dagli affari piu’ o meno sporchi ed urgenti. Qualcuno, di tanto in tanto, era passato accanto a Cupido, ma si trattava principalmente di persone che portavano a spasso, dietro compenso, i cani degli altri: facce tristi, o, nel migliore dei casi, vacue, a cui interessava solo tornare indietro al piu’ presto: infatti le frecce si erano infilzate negli alberi, con un rumore sordo.
 
A pranzo, nei ristoranti, la gente aveva mangiato  di corsa, per poter rientrare in orario al lavoro, oppure era rimasta al tavolo con i colleghi, sorridendo meccanicamente alle battute del capo, che peraltro non aveva mai offerto un pranzo, sperando di entrare nei suoi favori e riuscire a farsi concedere le ferie per Pasqua.

Nessuno spazio per una parentesi rosa, in quel frangente: Cupido non era neppure riuscito a prendere la mira, perche’ i locali erano affollati e la gente che si recava alla cassa finiva sempre per urtarlo, facendogli perdere il colpo.
 

Nel pomeriggio, gli automobilisti erano rimasti concentrati sui fatti propri. Di tanto in tanto, si erano messi a litigare per la precedenza o avevano tagliato la strada a qualcuno, cercando di guadagnare due preziosi metri di autostima: a nessuno, evidentemente, importava del bimbetto alato che scagliava, con disappunto, decine di dardi destinati a rimbalzare sulle carrozzerie tirate a lucido.

Cupido, innervosito, si era appostato dietro a una vetrina, ma anche cosi’, i colpi erano andati a vuoto: le donne che erano uscite dal parrucchiere o dalla boutique erano troppo orgogliose di cio’ che avevano appena pagato per desiderare una scintilla d’amore. Tagli alla moda, scarpe coi tacchi a spillo e maglie di cachemire le appagavano, e loro, abbagliate dai colpi di sole appena fatti, non sembravano nemmeno sospettare l’esistenza di un diverso tipo di felicita’. 


 


Si e’ fatto  e’ tardi: ora Cupido penzola mollemente dal ramo di un albero.
E’ stanco e demoralizzato: ha lanciato frecce, senza posa, dalle quattro di mattina, e ancora non ha colpito un solo bersaglio: purtroppo, oggi nessuno vuole innamorarsi.
 
Avvicinandosi il tramonto, decide di tornare a casa, con la testa bassa e gli occhi lucidi, incapace di dare un senso alla propria sconfitta, proprio nel giorno in cui mezzo mondo celebra nelle gioiellerie e nei locali trendy la cosiddetta festa degli innamorati.
 
Ed ecco che arriva, come un regalo inaspettato, la donna ideale:  e’ una vecchia, un po’ malferma sulle gambe, che esce dal supermercato con due scatole di cibo per gatti. Indossa un paletot liso e raggrinzito, che un tempo doveva essere stato verde bottiglia, ma ora somiglia a una via di mezzo tra un vecchio panno da biliardo e il manto di un bradipo, pieno d’ acari ed alghe verdoline.
Sta tornando a casa per dar da mangiare ad Oreste, il gatto meticcio che da undici anni divide con lei casa, poltrona e televisione in perfetta armonia.
 
La donna alza lo sguardo, vede il bambino dai riccioli biondi e sorride.
Cupido, felice, prende l’arco e sposta la mano alla faretra: purtroppo, e’ vuota.

Eulalia, nascosta in un piccolo cuore di cristallo appeso al collo di Cupido, intaglia velocemente dei rami di tasso, sperando di arrivare in tempo.

mercoledì, 19 dicembre 2007

Eulalia e i Delfini

Delfini: intelligenti e romantici
Corteggiano l'amata offrendole un mazzo di alghe

LONDRA, 6 DIC - Che i delfini fossero animali intelligenti si sapeva; ora grazie ad una ricerca britannica si scopre che sono anche romantici. Corteggiano l'amata regalandole un mazzo di alghe. Gli esperti hanno analizzato per 3 anni 6 mila gruppi di animali che attraversavano una foresta pluviale brasiliana.
In 221 gruppi vi era un maschio che trasportava in bocca alghe, ramoscelli o grumi d' argilla per persuadere la femmina all'accoppiamento.I delfini romantici erano piu' aggressivi degli altri.
 
 
ANCHE I DELFINI PARLANO E HANNO UN LINGUAGGIO
 
LONDRA – 19 DIC - I delfini sono in grado di parlare e hanno un proprio linguaggio. Lo sostiene l'esperta Liz Hawkins del 'Centro di ricerca delle balene' in Australia, che ha identificato 200 suoni diversi emessi dai mammiferi. Dal momento che i fischi con cui si esprimono sono collegati ad alcuni comportamenti, gli scienziati si sono fatti un'idea di quello che potrebbero dire.

 La Hawkins ha passato tre anni a studiare gli animali d'acqua, registrando 1.647 suoni provenienti da 51 coppie di delfini. I suoni sono stati raggruppati in 186 categorie, a seconda della frequenza con cui iniziavano e con cui finivano e della durata. Di questi, 20 erano molto comuni.

"Si tratta di una comunicazione molto complessa - ha spiegato Liz Hawkins alla rivista britannica 'New scientist' - e contestuale, quindi si può definire lingua". La ricercatrice ha classificato i suoni in cinque gruppi e ha scoperto che per ogni tipo di suono corrisponde un atteggiamento. Ad esempio quando le coppie viaggiano, usano un suono matematico, emesso in maniera simmetrica, cosa che invece non fanno quando si riposano o mangiano. Inoltre la Hawkins ha individuato un fischio che i delfini usano quando cavalcano le onde, riconducibile probabilmente ad un'espressione di euforia, come quelle dei bambini.

 "E' troppo presto - ha detto la ricercatrice - per capire se si dicono cose del tipo: 'dai sbrigati' oppure 'c'é del cibo li", ma è possibile che funzioni più o meno così. La loro comunicazione è molto più difficile di quello che credessimo". 


 
Eulalia corre, salta, vola. Va di fretta, rimbalzando come la pallina di un flipper tra mura di residenze storiche, angoli di quartieri alla moda, case di periferia. Rotola in salita, verso gli abitanti delle montagne, e poi scende, fino alla gente di mare.

A tutti, grandi e piccini, porta un mazzetto di alghe: lo porge con un sorriso, incurante degli sguardi increduli e perplessi, e poi riparte, alla volta di una metropoli o di una frazione di collina. Eulalia viaggia ai Poli e attraversa le fasce tropicali, rimbalza sulla linea dell’equatore e si spinge sopra ai crateri e sulle isole oceaniche.

E’ a buon punto: tra non molto avra’ terminato le consegne, e finalmente potra’ ripartire per lo spazio profondo, sperando che gli esseri umani comprendano il messaggio. Non e’ facile: per quanto chiaramente parli, Eulalia ha la netta sensazione che gli umani proprio non capiscano, eppure non demorde; prima o poi, qualche bipede avra’ un guizzo inaspettato dì’intelligenza, e tutto apparira’ in tutta la sua disarmante chiarezza.

 
Nel frattempo, volando verso Andromeda, Eulalia salutera’ la Terra con un cenno della mano,  sognando di tornare presto, e ritrovare una umanita’ migliore.

"So Long, and Thanks for All the Fish."
giovedì, 13 dicembre 2007

Eulalia e l' eterna giovinezza

Piu' vicino l'elisir di giovinezza
Almeno per i topi. Scoperta viene da ricercatori californiani

LONDRA - L'elisir di giovinezza sembra ormai a portata di mano, almeno per i topi. Basta manipolare un gene bloccandone certe funzioni. La pelle torna fresca, morbida, piu' spessa, senza grinze. La scoperta, pubblicata sulla rivista 'Genes and Development', viene da ricercatori californiani. Molte, pero', le incognite secondo gli scienziati: l'intervento sul gene NF-kappa-B, che controlla l'attivita' di altri geni, e' una scoperta molto preliminare, da verificare se vale anche per l'uomo.
 
Usa: creato topo immune da cancro
Scoperta dell'Universita' del Kentucky

WASHINGTON - E' stato creato in un laboratorio del Kentucky un topo che non puo' ammalarsi di cancro. I suoi geni non glielo consentono. La scoperta - realizzata dai ricercatori dell'Universita' del Kentucky e pubblicata oggi sul journal Cancer Research - apre scenari importanti perche' potrebbe portare a trattamenti anti-cancro sugli esseri umani capaci di evitare al paziente gli effetti collaterali che oggi accompagnano molte terapie. Il topo e' dotato di un gene chiamato Par-4.

 

I topi ridono.
Gli umani credono di aver scoperto cose sensazionali. Non sanno, poveretti, che i topi sono sempre stati immuni da malattie, morte e vecchiaia.

Hanno finto per secoli, per non umiliare gli stolti bipedi che si credono dominatori del mondo, convinti, nella loro limitatezza, di essere la miglior forma di vita possibile non solo sul loro pianeta, ma nell’intero Universo.
Ancora oggi i topi, ogni tanto, fingono di morire avvelenati da un’ esca o catturati da una rudimentale trappola col formaggio: cosi’, tanto per consolare gli uomini, che si credono longevi e non sanno che e’ la loro vita, invece, ad andarsene in un soffio.
 
I topi sono eterni: se bruciati vivi, presto risorgono; se fatti a pezzi, si ricompongono in un altro luogo per poi tornare indietro e farsi vedere da qualche persona mentre rovistano tra i rifiuti o a corrono inutilmente sulla rotellina di una gabbietta.
Lo fanno per compiacere gli esseri umani, per distrarli dalla miseria della loro esistenza limitata e dar loro l’ illusione di avere una vita piu’ intelligente e sensata di quella degli altri abitanti della Terra.
 
I topi sono terrorizzati al solo pensiero che gli umani possano, un giorno, scoprire la verita’: deboli ed instabili come sono, non riuscirebbero a sopravvivere, una volta caduto il velo.
Per questo, continuano a recitare la loro parte, insieme agli altri animali del pianeta: tutti sono d’accordo nel fare grandi sacrifici, per compassione.

Alcuni si adattano a vivere in gabbia, o dentro case anguste, mangiando orrido cibo in scatola e sopportando pazientemente i capricci dei bambini, che li trattano come giocattoli. Altri si lasciano allevare in batteria, cacciare, clonare per fornire cibo agli uomini. Altri ancora abitano in luoghi inospitali, solo per ricordare all’ umanita’ il senso della bellezza del pianeta in cui vive.

Gli uomini non apprezzano, ovviamente: non avendo mai dubbi sulla propria presunta superiorita’ psico-biologica, continuano a ritenersi a buon diritto padroni del mondo, e vanno avanti a macellare, picchiare, seviziare, in nome della scienza o del divertimento.

Eulalia, in un angolo del corridoio, muove la coda e arriccia il naso: qualcuno sta arrivando, e per prudenza decide di nascondersi, seguendo il re dei topi, per non correre il rischio di finire come una cavia da laboratorio.
 
Poveri umani: credono di regnare, e non sanno di essere loro, le vere bestie.
giovedì, 29 novembre 2007

Eulalia e il lupo

SINCOPE CANI SI CURA CON PACEMAKER
A Varese clinica usa impianto contro la bradiaritmia
MILANO, 28 NOV - I sintomi della sincope che colpisce i cani si possono curare. Come? Impiantando un pacemaker. E vicino Varese, a Samarate, c'e' una clinica veterinaria dove vengono impiantati i pacemaker che pongono rimedio alle bradiaritmie, che nel cane sono le cause aritmiche all'origine della sincope, cioe' della perdita globale di coscienza. Le razze Schnauzer nano e West High Land Terrier sono le piu' colpite da questa malattia.
 
SPAGNA: SI RIAPRE LA CACCIA AL LUPO
Dopo 20 anni di protezionismo torna il rischio estinzione
 
MADRID, 27 NOV - Si riapre la caccia al lupo nella regione spagnola di Castilla y Leon. La Commissione Europea, d'accordo col ministero spagnolo dell'ambiente, ha dato la sua approvazione. La decisione, secondo gli ambientalisti, pone fine a venti anni di protezionismo. La caccia e' stata riaperta in una regione chiave per la sopravvivenza del lupo proprio quando il lupo cominciava a riprendersi dopo decenni di quasi scomparsa.

Eulalia, che stava ululando alla luna, scuote la testa, disapprovando: com' e’ possibile che sul martoriato pianeta degli umani, alcuni canidi vengano curati con amore, mentre altri finiscono trucidati per divertimento?
Eppure accade, e continuera’ ad accadere, di questo Eulalia e’ consapevole: la cosa le provoca rabbia e dolore. Inutilmente, pero’: per il momento, non puo’ intervenire.
 
Eulalia e’ pronta a volare in Spagna per parlare con i lupi: consigliera’ loro di nascondersi e travestirsi da barboncini nani. O da tappeti persiani, se necessario: tutto e' lecito per sfuggire alla barbarie degli uomini.


 
I lupi resteranno nascosti nelle caverne e nei libri di fiabe,  fino a quando l’umanita’ non decidera’ di rinunciare alla propria schizofrenia zoologica, ammesso e non concesso che questo possa avvenire: gli uomini tendono ad infierire sui piu’ deboli e sugli indifesi, indipendentemente dalla specie di appartenenza.

I lupi pagano colpe di altri, perseguitati senza motivo in un mondo in cui i cacciatori sleali sparano con la mitraglia e le pecore, prodotte in serie, non fanno addormentare nemmeno gli androidi.
Da animali nobili, quali sono, non si sono piegati alla medaglietta di metallo, al cappottino griffato e al guinzaglio pieno di strass.

Si sono rifiutati di farsi fotografare mentre occhieggiano bamboleggianti dalla borsetta dell’ ereditiera di turno, non hanno accettato di farsi acconciare come siepi, ne’ si sono esibiti con pellicce rosa antico, azzurro polvere o verde tundra mutate chimicamente dal coiffeur, in un ardito accostamento cromatico destinato ad enfatizzare le curatissime chiome della proprietaria, o i tendaggi nuovi della sua casa elegante.
 
Eulalia sa che rifiutare di farsi mettere collare e guinzaglio e’ molto pericoloso: lei stessa ha imparato che la liberta’, quasi sempre, si paga a caro prezzo.


 

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