martedì, 11 marzo 2008

Eulalia e il Mehrieh

IRAN: MOGLIE LASCIATA RISARCITA CON 8000 LIBRI DI POESIA
 
TEHERAN - Un marito iraniano che ha abbandonato la moglie è stato condannato da un giudice a comprarle più di 8.000 libri, tutti di poesie, nel rispetto di un patto stabilito dai due al momento del matrimonio.
E' il secondo caso simile avvenuto negli ultimi giorni, dopo che un altro marito si era visto ingiungere di comperare alla moglie 124.000 rose rosse.
Il quotidiano 'Iran' scrive che il giudice Mahmud Baqal-Shiravan, della Corte per la famiglia di Teheran, ha ordinato ad un certo Shahram di comperare alla moglie abbandonata 8.100 libri, per una spesa prevista di 700 milioni di rial (50.000 euro). Ciò era stato stabilito nel 'mehrieh' firmato dalla coppia al momento del matrimonio, quattro anni fa.
Il mehrieh è ciò che, sulla base del diritto islamico, l'uomo si impegna a versare alla sposa in qualsiasi momento questa lo richieda. Si tratta in sostanza di un'assicurazione sul futuro della moglie, visti gli scarsi diritti che normalmente essa ha in caso di divorzio, quando tra l'altro le é quasi impossibile ottenere la custodia dei figli.

Di norma, le novelle spose chiedono che nel mehrieh vengano inserite somme di denaro, monete d'oro o, nei casi di famiglie più abbienti, proprietà immobiliari.

Ma così non è stato per la giovane di Teheran, molto più interessata ai classici della poesia persiana, da Khayyam a Sadi, da Hafez a Rumi, mistico del Sufismo. "Sono figlia di un musicista, sono cresciuta in un ambiente intellettuale e fin da piccola ho amato la poesia", ha spiegato la donna al giudice.

Di qui l'insolita richiesta, accettata dal marito e scritta nel contratto di matrimonio, che ora dovrà essere onorato, anche se l'uomo non si è presentato all'udienza. Soltanto una settimana si era avuta notizia di un altro caso simile, quando un marito chiamato in tribunale dalla moglie che lo giudicava 'avaro', si è visto ordinare di comperare alla consorte le 124.000 rose rosse pattuite in uno slancio romantico al momento del matrimonio. Il giudice ha disposto il sequestro di un piccolo appartamento di proprietà dell'uomo fino a quando questi non avrà onorato i suoi impegni.


 

Eulalia finisce di leggere la notizia e ripiega il giornale, con aria perplessa.
Le riesce difficile accettare l’idea che una donna non abbia alcuna tutela, al di fuori di quanto previsto da un contratto matrimoniale, in un millennio in cui la parita’ tra i sessi dovrebbe essere un dato di fatto.

Ma poi ripensa a quanto lontana sia, in tutto il mondo, l’ uguaglianza dei sessi sul piano familiare, educativo, giuridico, economico, sociale, morale, e si rende conto che non ci sono luoghi nel mondo in cui nascere donna sia un vantaggio, il che la dice lunga sulla civilta’ del pianeta degli umani.

Eulalia pensa alla sposa iraniana abbandonata, che lascia un marito e riceve ottomila libri di poesie.
Una donna istruita, sensibile e coraggiosa, che ha rinunciato a pretese economiche esorbitanti, che sarebbero state nel suo diritto, per fare una scelta a favore della cultura, dell’arte e dell’effimera, sublime leggerezza dei versi dei poeti.

 
Eulalia non ha dubbi: il cambio e’ stato indubbiamente vantaggioso.


 

Per continuare l'esperimento:

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giovedì, 21 febbraio 2008

Eulalia e il nero

CREATO IL COLORE NERO PIU' NERO CHE C'E'
 
WASHINGTON - E' stato creato in un laboratorio di ricerca dello Stato di New York il nero più nero che c'é, capace di annullare in modo assoluto l'effetto riflessione. Assorbe cioé il 99,9% della luce da cui viene colpito.

Il più nero materiale che esista al mondo è stato 'inventato' in un laboratorio di un politecnico di Troy ed è fatto di microscopiche fibre concave dello spessore di un atomo, non di più. A crearlo sono stati gli scienziati del Rensselaer Polytechnic Insitute, che hanno così superato il "nero più nero" creato nel 2003 sempre negli Stati Uniti, in un altro laboratorio e che era capace di di riflettere solo lo 0,17% della luce.
Questo nero, invece, annulla praticamente la riflessione: trattiene la luce visibile per il 99,955%.


 
 
Eulalia fissa il quadro appeso al muro color pece; la cornice, finemente intagliata, attira la sua attenzione: riccioli d’ebano, foglie e fiori notturni si rincorrono nel legno.
 
Eulalia si concentra sul dipinto: su un fondale nero come il fondo di un pozzo, due persone camminano affiancate.
 
Sono nell' ombra, percio’ non e’ possibile distinguerne le fattezze, ma Eulalia sa per certo che una di loro altri non e’ che il Principe delle tenebre.
 
Il Re del caos, padrone del nulla, si veste coi colori del lutto e della disperazione.
A lui appartengono il senso di assenza, il caos, il vuoto primordiale: e’ il principio e la fine di tutto, che nasce dall’inconscio e porta in se’ un’ incognita minaccia.
Indossa un mantello di oscurita’ ed una veste ricamata con i simboli di Saturno, con cui rivendica il proprio potere assoluto, ostentando il proprio disprezzo per cio’ che e’ giovane e vitale. 
Accarezza, senza affetto, una cornacchia dalle piume lucenti che gli si e’ appollaiata su un braccio, e intanto cammina lentamente verso un cono d’ombra.
 
Al suo fianco, una Strega dall’ abito color carbone guarda l’orizzonte.
Nella mano sinistra tiene un amuleto d’onice; nella destra, lo scettro della notte, di cui e’ regina, e col quale compie sortilegi oscuri e malefici. Dai capelli corvini escono misteriosi anelli di fumo maligno; gli occhi impenetrabili e privi di luce nascondono il senso di abbandono e di impotenza di fronte alla fine del tutto.
 
Eulalia, per la prima volta da molto tempo, prova un senso di sgomento.
Distolto lo sguardo dal quadro, si dirige verso il lato opposto della grande stanza, mentre un lupo nero, comparso da chissa’ dove, la segue con lo sguardo.
Eulalia attraversa a passo leggero la sala, sfiorando appena il pavimento ricoperto di piastrelle color inchiostro di china.
 
Sulla parete di fondo, un trono di ossidiana la sta attendendo.
Eulalia si siede, abbandonando la propria disperazione, pronta a sprigionare una luce abbagliante: dopo la notte, deve nascere un nuovo giorno.

Piccolo esperimento insensato per la creazione di un mondo migliore:
 
venerdì, 09 novembre 2007

Eulalia e l'ossitocitina

ROMA, 7 NOV - Avarizia si puo' curare con ormone
Dimostrato l'aumento della generosita' grazie all'ossitocina
Il neuroscienziato Paul Zak ha scoperto l'"ormone della generosita": l'iniezione della molecola ossitocina rende piu' generosi. Nel 2005 Zak pubblicava su Nature la scoperta che l'ossitocina e' l'ormone che infonde fiducia nel prossimo, com'era d'aspettarsi visto il forte ruolo dell'ormone nel regolare l'attaccamento madre-figlio. L'esperto poi si e' concentrato sull'effetto rispetto al denaro e ha notato che i volontari diventavano molto piu' generosi offrendo l'80% di denaro.
 
Eulalia e’ soddisfatta. Ha armeggiato con alambicchi e provette per settimane, e finalmente ci e’ riuscita: agita il contenitore in cui ha appena versato un estratto color ciclamino, e poi agita.
Un minuto dopo, un liquido rosa confetto fa bella mostra di sé in un’ampolla di vetro.
 
Nel grande magazzino c’e’ troppa gente: si avvicina il Natale e chi ha potuto approfittare del sabato libero per anticipare l’acquisto dei regali, ora si accalca alla cassa, carico di guanti di lana a righe rosse e blu, profumi, cravatte di dubbio gusto, pupazzi dagli occhi troppo grandi e orologi di plastica colorata.

Eulalia, grande come un topolino, si arrampica, non vista, fin sopra a uno scaffale pieno di telefonini e da li’ prepara gli agguati: ha riempito uno spruzzatore con cui annaffia di ossitocitina rosa tutti quelli che le capitano a tiro, sparendo dietro a una colonna non appena riesce a mettere a segno un colpo.
 
Il primo a cadere e’ un bambino viziato: due minuti dopo lo spruzzo, rinuncia al sessantesimo gioco per la playstation e regala il proprio game-boy al fratellino con cui aveva litigato fino a un minuto prima.
Poi e’ la volta di una donna elegante, che lascia a meta’ lo shopping per correre a far compagnia alla vecchia zia della cui esistenza si era quasi dimenticata.
 
Il manager brizzolato, una volta rientrato nel proprio attico, impiega il resto del fine settimana studiando il modo di assegnare un aumento di stipendio a tutti suoi sottoposti, rinunciando alla stock option milionaria con cui e’ abituato ad auto-gratificarsi ogni fine anno.

Un avaro decide di fare una ingente donazione a un ente di beneficenza; due teppisti, tornando a casa, lasciano il posto sull’autobus alle persone anziane e la studentessa universitaria con la giacca firmata si impegna a rinunciare all’ aperitivo quasi giornaliero nel locale trendy per fare volontariato tra i disabili.
 
Arriva l’ora di chiusura: Eulalia da’ un’ultima spruzzata a uno strozzino, che si ravvede all’istante, poi esce di soppiatto.


 
Soddisfatta del risultato dell’ esperimento, Eulalia torna nel laboratorio e si mette all’opera per produrre litri, ettolitri, oceani interi di liquido rosa: prossimamente lo mettera’ negli impianti di aerazione degli aeroporti, nei tunnel delle metropolitane, nei parlamenti, negli stadi, nei treni, nelle scuole, e poi in fabbriche, uffici, tribunali, prigioni, case, ospedali e citta’.
 
Ci sara’ liquido rosa su politici, amministratori delegati, criminali, poliziotti, madri iper-protettive, figlie ambiziose, mariti possessivi ed uomini fedifraghi.
Fiumi rosa scorreranno su ricchi e meno ricchi, su individui egoisti, pigri, gretti, meschini ed egocentrici.
 
Piu’ avanti, Eulalia  costruira’ enormi aerei cisterna, in grado di spargere l’elisir di ossitocitina su tutto il mondo, conosciuto e non.
E se non bastera’, lo fara’ un’altra volta, e una volta ancora, finche’ sara’ necessario.

Perche’ il mondo ha davvero bisogno di un liquido rosa.
lunedì, 09 luglio 2007

Eulalia e l'avaro

Eulalia non sapeva molto di lui.

Forse era nato ricco, ma questo nessuno lo ha mai saputo con certezza.
Aveva accumulato una fortuna, condividendo con la moglie dal mento
aguzzo, fin dai tempi della gioventu', il luccichio nelle pupille, alla vista di una moneta da cinque lire sul marciapiede.

Era sua, la carica dei cinquecento appartamenti: mono o bi-loculi per poveracci verso i quali provava solo ribrezzo, che pagavano l'affitto l'ultimo giorno utile, se non oltre, provocando il suo risentimento.

Non aveva mai speso un soldo per comprare penne o matite: gli bastava, ad ogni passaggio in qualche ente pubblico, dimenticare di restituirne una.
Comuni, banche, uffici postali: non c'era ufficio d’altri che non avesse fornito un inconsapevole contributo al piccolo tesoro di pennarelli, fermagli e graffette che troneggiava sulla sua scrivania, piena di fogli riciclati e ingiunzioni di pagamento per gli inquilini morosi.

Aveva istruito bene i suoi rampolli, insegnando loro la religione del denaro: una educazione che non aveva lasciato nella al caso e in seguito alla quale nessuno spendeva un centesimo piu' del dovuto.
In famiglia avevano sviluppato una particolare abilita' nel controllare gli incassi, ed erano sempre tutti cosi' occupati a contare ogni singola moneta, da perdere di vista, a volte, l'immensa vastita' del patrimonio.

Viveva in ristrettezze: dal portafoglio, sempre leggero, estraeva con riluttanza ogni banconota, come se fosse l'ultima. A pranzo, grazie al figlio primogenito che lavorava in un istituto geriatrico, si intrufolava in sala mensa, insieme ai pensionati che vivevano di stenti e ai malati in attesa di un ricovero definitivo.
Il desco gratuito gli sembrava avere il miglior sapore del mondo, e lo faceva sentire particolarmente astuto.


Per la sua eta' era ancora in gamba; infatti, faceva lunghe passeggiate, un po' per tenersi in forma, un po' per evitare di prendere l'autobus: per poche fermate sarebbe stato uno spreco timbrare il biglietto, e d'altra parte, correre il rischio di dover pagare una multa gli sembrava una imprudenza inaudita.

Non saliva su un taxi se non quando era ospite di qualcuno e le vacanze, se cosi' si potevano chiamare, le passava sempre in citta', a controllare i conti. Per i mesi veramente caldi si era concesso solo un piccolo ventilatore comprato al supermercato, perche' l'impianto di condizionamento costava troppo e consumava una quantita' spaventosa di energia elettrica.

Di tanto in tanto andava in banca e dopo essersi fatto regalare una biro rossa, con cui spuntava le voci dell'estratto conto, usciva a prendere il caffe' con il direttore, che puntualmente pagava anche per lui.

Un giorno qualsiasi se n'era andato per sempre: un po' in ritardo, a dire il vero, come ebbe a lamentarsi la moglie, pensando alla tassa di successione reintrodotta da poco, ma lasciando dietro di se' un patrimonio che intere generazioni avrebbero impiegato anni per sperperare in allegria, se solo ne fossero state capaci.

Ma arrivato il giorno di compiere l'ultimo viaggio, poco prima di un funerale di terza classe che lui stesso aveva programmato anni prima, tirando sul prezzo, era successa una cosa strana.
Il beccamorto, che lavorava controvoglia di domenica, nel sistemargli la giacca un po' lisa alla meglio, aveva scoperto un rigonfiamento.
Era una tasca segreta, nascosta nella vecchia fodera.

L'uomo delle pompe funebri, dopo aver rovistato velocemente, ne aveva estratto un rotolo di banconote.
Purtroppo, erano quasi tutte fuori corso.

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