martedì, 06 gennaio 2009

Eulalia e il nuovo anno

Eulalia e' in perenne movimento .

Sospesa tra il mondo degli uomini e quello delle creature ultraterrene, viaggia nel piano della natura e in quello del fantastico.

Tra lo spazio profondo e gli abissi dell'anima, danza nelle notti di luna calante, tenendo in mano la torcia perenne della passione e del destino, e sebbene una gelida coltre bianca copra la terra e i sogni, Eulalia, novella Ecate, procede a passo spedito, con sicurezza.

 

Eulalia e' viva.

 

martedì, 11 marzo 2008

Eulalia e il Mehrieh

IRAN: MOGLIE LASCIATA RISARCITA CON 8000 LIBRI DI POESIA
 
TEHERAN - Un marito iraniano che ha abbandonato la moglie è stato condannato da un giudice a comprarle più di 8.000 libri, tutti di poesie, nel rispetto di un patto stabilito dai due al momento del matrimonio.
E' il secondo caso simile avvenuto negli ultimi giorni, dopo che un altro marito si era visto ingiungere di comperare alla moglie 124.000 rose rosse.
Il quotidiano 'Iran' scrive che il giudice Mahmud Baqal-Shiravan, della Corte per la famiglia di Teheran, ha ordinato ad un certo Shahram di comperare alla moglie abbandonata 8.100 libri, per una spesa prevista di 700 milioni di rial (50.000 euro). Ciò era stato stabilito nel 'mehrieh' firmato dalla coppia al momento del matrimonio, quattro anni fa.
Il mehrieh è ciò che, sulla base del diritto islamico, l'uomo si impegna a versare alla sposa in qualsiasi momento questa lo richieda. Si tratta in sostanza di un'assicurazione sul futuro della moglie, visti gli scarsi diritti che normalmente essa ha in caso di divorzio, quando tra l'altro le é quasi impossibile ottenere la custodia dei figli.

Di norma, le novelle spose chiedono che nel mehrieh vengano inserite somme di denaro, monete d'oro o, nei casi di famiglie più abbienti, proprietà immobiliari.

Ma così non è stato per la giovane di Teheran, molto più interessata ai classici della poesia persiana, da Khayyam a Sadi, da Hafez a Rumi, mistico del Sufismo. "Sono figlia di un musicista, sono cresciuta in un ambiente intellettuale e fin da piccola ho amato la poesia", ha spiegato la donna al giudice.

Di qui l'insolita richiesta, accettata dal marito e scritta nel contratto di matrimonio, che ora dovrà essere onorato, anche se l'uomo non si è presentato all'udienza. Soltanto una settimana si era avuta notizia di un altro caso simile, quando un marito chiamato in tribunale dalla moglie che lo giudicava 'avaro', si è visto ordinare di comperare alla consorte le 124.000 rose rosse pattuite in uno slancio romantico al momento del matrimonio. Il giudice ha disposto il sequestro di un piccolo appartamento di proprietà dell'uomo fino a quando questi non avrà onorato i suoi impegni.


 

Eulalia finisce di leggere la notizia e ripiega il giornale, con aria perplessa.
Le riesce difficile accettare l’idea che una donna non abbia alcuna tutela, al di fuori di quanto previsto da un contratto matrimoniale, in un millennio in cui la parita’ tra i sessi dovrebbe essere un dato di fatto.

Ma poi ripensa a quanto lontana sia, in tutto il mondo, l’ uguaglianza dei sessi sul piano familiare, educativo, giuridico, economico, sociale, morale, e si rende conto che non ci sono luoghi nel mondo in cui nascere donna sia un vantaggio, il che la dice lunga sulla civilta’ del pianeta degli umani.

Eulalia pensa alla sposa iraniana abbandonata, che lascia un marito e riceve ottomila libri di poesie.
Una donna istruita, sensibile e coraggiosa, che ha rinunciato a pretese economiche esorbitanti, che sarebbero state nel suo diritto, per fare una scelta a favore della cultura, dell’arte e dell’effimera, sublime leggerezza dei versi dei poeti.

 
Eulalia non ha dubbi: il cambio e’ stato indubbiamente vantaggioso.


 

Per continuare l'esperimento:

http://euland.myminicity.com

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mercoledì, 23 gennaio 2008

Eulalia e l' Anno Nuovo

Eulalia apre la finestra. Un soffio d’aria gelida sussurra la notizia: un anno e’ morto, un nuovo anno ha preso il suo posto.
Il vento del Nord, foriero di pioggia, grandine e neve, annuncia, con voce stentorea, il tempo a venire: come antipasto, tre mesi freddi, tra gente che muore ammazzata senza motivo e malattie incurabili che esplodono improvvise, uomini pavidi coi sacchi di sabbia alle finestre e kamikaze in azione in pieno giorno.

A seguire, i giorni della fame e della sete, delle piaghe infette e del disfacimento dei corpi, giorni di lacrime nelle stanze, disperatamente bianche, dove le medicine vengono iniettate a forza:  al suono dei serpenti a sonagli, i pazzi e gli assassini balleranno con gli occhi sbarrati e i pensieri in fuga.
Per finire, nel delirio collettivo che seguira’, gli uomini disperati si caveranno gli occhi da soli, e la strada delle stelle sara’ coperta da un drappo nero.
 
 
Eulalia si veste, esce e cammina per le strade, per capire. Vuole parlare con i passanti, per chiedere loro cosa stia accadendo, ma non incontra nessuno: un silenzio innaturale attutisce il suono dei suoi stessi passi sul suolo gia’ ghiacciato, eppure non ancora bianco.
E’ buio, senza le stelle in cielo. La luna e’ fuggita gia’ da qualche giorno, ed Eulalia teme che il sole, ormai stremato, la segua lontano dalla propria orbita.
 
Eulalia guarda nelle case e intuisce cio’ che si trova dietro le tende avvizzite delle poche finestre illuminate: anziani soli, infreddoliti davanti a un fuoco che non si lascera’ riattizzare, bambini laceri con lo stomaco e l’anima ugualmente vuoti e gente senza nome, ne’ voglia di pensare a un domani.
 
Gli animali se ne sono andati da tempo; solo qualche insetto si attarda tra gli avanzi di infausti banchetti ormai decomposti, rovistando tra i rifiuti, in gara con i senzatetto affamati.
 
La colomba bianca, chiusa in gabbia, guarda mestamente il ramoscello d’ulivo. Una mano tremante si e’ avvicinata e ha aperto lo sportello, forse per pena, forse per distrazione. La creatura alata si alza di slancio e punta verso il cielo.
Sa che la lotta sara’ impari: dovra’ evitare i fucili dei bracconieri e le fionde dei teppisti, eppure non ha lasciato ancora ogni speranza, perciò non tutto e’ perduto.
 
Eulalia, dalle bianche piume, vola, sempre piu’ in alto, fino a quando la citta’ diventa un punto grigio inghiottito dalla tempesta.
Le strade sono fili neri, e le piazze paiono lacrime d’asfalto; da lontano, tutto puo’ sembrare poetico: basta volerlo.
Eulalia si sfila una remigante, la intinge in una nuvola, e inizia a vergare con eleganza versi e rime bianche su un cielo sorprendentemente blu.
Chissa’ : forse domani andra’ meglio.
martedì, 23 ottobre 2007

Eulalia e lo scrittore

Il grande Pietro Atzeni  ha dedicato a questo blog una splendida recensione, che sarebbe un delitto non riportare:
 
 
SOFFIO DI MAGGIO OVVERO UNA PICCOLA COMMEDIA UMANA SU INTERNET
 
Eulalia è santa catalana e a Cagliari, la mia città, nel 1500 le hanno dedicato una bella chiesa gotica. Questo per dire qualcosa di me perché la santa, e meno che meno la chiesa, nulla hanno a che vedere con l’autrice. Eulalia è nome composto: eu, dal greco che significa buono e lalia, sempre dal greco che indica parlare, chiacchierare. Buona parlata o Eulalia sono la stessa cosa quindi. Non sembri questo un presuntuoso presentarsi criptato neanche in maniera troppo sofisticata, perché l’autrice Soffio di Maggio merita in pieno l’appellativo dato al suo personaggio che per lei racconta le storie. E le racconta bene nel suo blog: vanno dalla novella alla vera e propria fiaba con una leggerezza e una semplicità propria degli autori classici. I personaggi delle sue storie sono uomini, ma anche animali e cose che si animano fino a prendere vita e coscienza di sé così come la luna ne: “Eulalia e la luna grassa”, nel quale il nostro satellite stanco come qualsiasi umano sovrappeso decide di appoggiarsi sulle montagne nere per riposarsi; facendo scaturire da questa decisione una serie di conseguenze che costituiranno la storia. In “Eulalia e la fenice d’asfalto” prendono vita l’asfalto e un fiore rosso carnoso che da lì spunta, riportandoci alla memoria l’inizio di “Resurrezione” di Tolstoi, improbabile in un ambiente come quello ma nelle favole tutto è possibile, avrà vita breve perché verrà come strangolato dai rovi senza che la nostra protagonista possa fare alcunché, una lacrima però lascia aperta la speranza che con la notte possa rifiorire. In “Eulalia guarda alto”, gioca invece sull’equivoco con dei babbo natale appesi ai balconi dando vita a quelli finti e trattando da pupazzo quello vero: un sorriso alla fine svelerà l’equivoco. Il campionario è vasto e continua ad arricchirsi di nuovi personaggi, ma con un punto fermo Eulalia che immagino con grandi occhi ad osservare per noi, una sorta di inviato speciale nel mondo della favola, e ci restituisce le immagini che la sua fantasia fervida depura di tutto ciò che c’è di quotidiano nelle sue avventure. Ecco forse è questa la lezione più importante delle sue storie, la dimostrazione che c’è un altro modo di vedere il mondo ed è tutto negli occhi di chi guarda, perciò guardarlo con benevolenza e senza eccesso di critica ce lo restituirà più vivibile, almeno per il tempo della lettura, con invito a provare a trasporlo anche nella realtà di tutti i giorni.
 
Pietro Atzeni
 
Eulalia ed io speriamo di meritare almeno un decimo di quanto e’ stato scritto.
 
Grazie, Pietro! 

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