Poi salgono in cielo, e mentre li segui con lo sguardo di un bambino stupefatto, splendono come diamanti illuminati da un faro, abbagliandoti; cosi’, i tuoi occhi non sono piu’ in grado di distinguerne i contorni, ne’ di prevedere la loro orbita, ma cio’ non ti preoccupa.
Nella tua cieca ingenuita’, senti il calore dei raggi, e gia’ scordi tutto: perfino la prudenza, che ti vorrebbe con un paio di occhiali da sole.
Ciecamente, fedelmente, ne segui le evoluzioni aeree, alzandoti in volo per star loro vicino fino al vertice della grande cupola a specchio in cui essi amano riflettersi, per sembrare ancora piu’ fulgidi.
Ed e’ in quel momento, proprio mentre - al culmine di una folle gioia - credi di poter toccare il cielo, che scopri, con puerile stupore, di non poter oltrepassare il limite.
Non c’e’ piu’ spazio, sopra di te, ma invece fartene una ragione e ritirarti, ti dibatti, come una farfalla impazzita nel barattolo del collezionista.
Allora riprendono la loro breve corsa, e prima che tu possa comprendere la devastante potenza del precipizio, scendono, come palloni opachi e carichi di gas pesanti, lungo l’arco discendente che li riporta lontano, oltre il tuo sguardo.
E mentre ti chiedi cosa sia successo, e perche’, loro vanno a portare luce effimera in un nuovo cielo, tristi aurore che preludono a notti fredde e senza speranza.”
Eulalia prende con mano leggera la busta e l’accosta delicatamente a un lato della testa, poco piu’ in alto della guancia.
Ascolta, come si ascolta una conchiglia che racchiuda in se’ tutta la profondita’ del mare: qualcuno, tra i fogli, sta piangendo.
Per Anneheche, fragile fiore nascosto sotto una corazza da Amazzone