domenica, 17 maggio 2009

Eulalia e lo splendido giardino XI

Esercizio di stile di edaltrestorie

http://edaltrestorie.splinder.com/

La mia storia inizia in questo splendido giardino. I pomeriggi estivi della mia infanzia, dopo la fine della scuola, li trascorrevo sempre nella casa in campagna, con i miei cugini, insomma con la banda di cui io mi ero autoeletta capo! I miei genitori credevano che io dormissi nella mia camera ma in realtà dopo qualche minuto mi alzavo, correvo a chiamare gli altri ed in fretta lasciavamo i nostri letti, giravamo i cuscini in verticale e ci mettevamo sopra la coperta, in modo che se ci fossero stati eventuali “controlli” sembrava che stessimo beatamente dormendo.

L’appuntamento era in giardino e lì la nostra fantasia di ragazzini divagava libera, come se per lunghi anni fosse stata imprigionata fra le briglie del sonnellino ristoratore pomeridiano e cominciavamo a giocare, a immaginare, a inventare…il fatto di farlo di nascosto rendeva i nostri giochi molto più avventurosi e il non rispettare le regole, ci faceva sentire “grandi”.

A volte fingevamo di essere i proprietari di un castello e dalla torre riusciamo a vedere i nostri vastissimi possedimenti, dove i cavalli si muovevano liberi, aspettando solo di essere cavalcati da noi. Altre volte ci intrufolavamo nella biblioteca di famiglia e ci arrampicavamo sulla scala fino allo scaffale più alto per scegliere un libro che non leggevamo mai, ma ci piaceva vedere l’immagine della copertina e la sensazione di fresco, come una leggera brezza, che si sentiva nello sfogliarne le pagine … quasi come fosse stato un ventaglio.

I pomeriggi di luglio nel paese erano molto caldi, a volte facevamo una capatina nella limonaia, sempre di nascosto, e brindavamo facendo tintinnare i bicchieri riempiti fino all’orlo di cedrata, di chinotto e di ghiaccio. Bere bibite ghiacciate, ecco un’altra cosa proibita che facevamo nei pomeriggi afosi, fregandocene degli ammonimenti che riecheggiavano lontani nelle nostre menti come tormentoni: “…non correte, non sudate, non bevete bibite ghiacciate, non fate il bagno dopo aver mangiato....etc…” .

A volte, sotto il pigiama, ci mettevamo direttamente il costume da bagno e appena usciti dal letto, lo nascondevamo bene bene e con addosso solo il costume scendevamo in piscina dove, seduti o stesi sul bordo, ci gustavamo una bibita e ci mangiavamo una fetta di torta di mele, rubata in cucina, che doveva essere la nostra merenda al risveglio.

Noi più avventurosi non disdegnavamo una bella passeggiata in bicicletta fino alla stazione….ci è sempre piaciuto stare a guardare la gente alla stazione ed immaginare la storia di ognuno: c’è chi parte da solo, un ragazzo accompagnato dalla famiglia non riesce a staccarsi dalla mamma, una coppia di fidanzati si bacia e continua a parlare dal finestrino anche quando lei è già salita sul treno…e c’è chi arriva, qualcuno è atteso e scompare nell’abbraccio di chi lo aspetta, qualcuno si guarda intorno e cerca chi non è venuto a prenderlo, altri scendono senza esitazioni e si dirigono verso l’uscita.

Poi quando si avvicinava l’ora di svegliarsi ritornavamo nelle nostre camere e come se niente fosse successo ci alzavamo e ci ritrovavamo tutti nel soggiorno dove il nonno finalmente poteva far suonare a tutto volume il suo grammofono e i vecchi dischi…ora che eravamo tutti svegli e che la musica non poteva disturbare il nostro sonnellino ristoratore pomeridiano …

giovedì, 30 aprile 2009

Eulalia e lo splendido giardino IX

Esercizio di stile di Bierreuno

http://angoloba.splinder.com/

La mia storia inizia in questo splendido giardino, precisamente sotto la quercia che vedi laggiù, di fianco alla bicicletta gialla di mio fratello.

Ho sempre sentito quella rovere come un albero speciale, mi piace molto leggere o rilassarmi nella luce filtrata dalle sue foglie.

Be', un giorno torno a casa da scuola, lo zaino è così pesante che decido di riposarmi un po' prima di andare a tavola. Salgo sulla scaletta del letto a castello e mi sdraio. Comincio a pensare un po' di cose, soprattutto a un problema bizzarro che la prof di matematica ci ha dato per casa. Parla di una torta di mele nella quale bisogna inserire un triangolo rettangolo formato con tre quadrati, uno su ciascun lato, tutti ottenuti con fette di mela. Comincio a immaginare che la torta sia un cerchio... No, pensarci adesso mi fa venir fame, decido quindi di occuparmi del problema nel pomeriggio, magari dopo essere stato in biblioteca.
Allora accendo la radio e cerco una stazione che trasmetta della buona musica.
Non mi soddisfa niente.
Perciò salto giù dal letto ed esco in giardino per raggiungere la mia quercia.
Arrivo e mi accorgo che mamma ha spostato lì vicino la sedia e il tavolino in ferro battuto. Sul tavolo ci sono alcune stampe di un sito web, il "Teatro della Limonaia", bicchieri e ghiaccio.
Torno in casa per andare a cercare qualche notizia sugli spettacoli di questo teatro. Accendo il pc. Mentre aspetto di collegarmi, noto il curioso accostamento dei profili di oggetti piuttosto diversi fra loro. Il monitor del computer è di fianco a un grammofono e vecchi dischi impilati, li ho sempre visti lì eppure non avevo mai fatto caso prima a questa specie di anacronismo.
Quel grammofono, in realtà, più che un vecchio oggetto, è sempre stato per me come un essere vivente, un animale direi. Forse è proprio per questo che spesso lo accarezzo quando sono in internet, nemmeno con il mio gatto faccio così!
Mi piace la cassa del grammofono, in un certo senso mi sembra rassicurante, mio nonno mi diceva che è in rovere.
Questo ricordo mi fa venir voglia di prendere il grammofono e un disco e di tornare sotto la mia quercia.
Sistemo bene l'apparecchio sul tavolino di mia madre, faccio girare il disco e mi siedo.

Ecco, a quel punto probabilmente mi sono addormentato, anche se in effetti non ricordo di aver sognato.

Al risveglio mi sentivo in forma come se avessi nuotato.
Mi toccai la testa, aprii meglio gli occhi, e mi accorsi di essere in cuffia da piscina e costume da bagno.

giovedì, 23 aprile 2009

Eulalia e e lo splendido giardino IV

Esercizio di stile di jackres

http://catalitica.splinder.com/

 

 La mia storia inizia in questo splendido giardino.

 
A sei anni mi intrufolavo tra le siepi di pitosforo e bosso, rincorrevo le lucertole e afferravo la vita con le mani. Del giardino ero il re ed un vecchio mandorlo era il mio castello. Mi ci arrampicavo con agilità. Lassù mi sentivo in cielo perché da lassù potevo tenere sott’occhio tutto il mio mondo, il mio splendido giardino.
 
Non passò molto che mi ritrovai in una stazione, il mio mondo costretto in una valigia che profumava di viole. Sul principio il partire mi fu doloroso, ma quanti profumi avrei scoperto da quel giorno in poi! Viaggiavo sempre, non mi fermavo mai: quando in treno, spesso a piedi, qualche bicicletta rubata. Lasciavo che a guidarmi fosse il mio naso. Mi bastava attendere l’alba per trovare del pane caldo; lasciarmi nauseare dalla mimosa per capire che l’inverno, ormai, stava per finire.
 
Dovunque andassi, città o villaggio che fosse, ricordi, avevo il vizio di arrampicarmi sui muri di cinta delle case signorili. Dai loro giardini cercavo di intuire che tipo di persone fossero. Se scovavo alberi da frutto gioivo: era certo che, nel suonare alla loro porta, mi avrebbero offerto qualcosa da mangiare. Se trovavo una piscina dubitavo: gente fredda. Se trovavo dei cani alzavo i tacchi e giravo alla larga.
 
Un pomeriggio accadde che mi arrampicai e scorsi una festa, una festa a bordo piscina. Gente fredda, pensai subito, ma un tizio mi vide e non esitò a gridare: «Che diavolo fa lassù? È di vedetta? Salti giù e venga a farsi un bagno». Ed io saltai giù.
 
Quando vide com’ero conciato credo si pentì di avermi invitato. Ma fu comunque caloroso nell’accogliermi, al pari del resto degli invitati. Mi dettero un costume e lasciarono che io sguazzassi liberamente nel loro cloro. Poi mi invitarono ad un tavolo, dove non mancavano bicchieri e ghiaccio, e mi offrirono una limonata, da accompagnare a una squisita torta di mele. «Questa torta l’ho fatta io – mi dicesti tu – con le mele del frutteto. Sta dall’altro lato della casa, lo vuoi vedere?».
 
Trovai lavoro nella biblioteca del paese, ti sposai e per lungo tempo vivemmo in quella casa. Ricordo i meli, i peschi, gli albicocchi, e anche i due nespoli, che piantai io stesso dopo che ti convinsi a fare a meno della piscina. D’estate davamo delle bellissime feste nel frutteto, con solo un grammofono e dei vecchi dischi, e le lampadine colorate appese, non l'ho dimenticato.
 
Ma la mia storia ha inizio in questo splendido giardino, e adesso che non ci sei più qui desidero che finisca. Voglio di nuovo accarezzare queste siepi di bosso, e perdermi nel rincorrere con lo sguardo le mie lucertole in festa, perché il loro re è tornato. E voglio starmene seduto sotto al vecchio mandorlo, a guardare il mio mondo fatto di cielo.
martedì, 06 gennaio 2009

Eulalia e il nuovo anno

Eulalia e' in perenne movimento .

Sospesa tra il mondo degli uomini e quello delle creature ultraterrene, viaggia nel piano della natura e in quello del fantastico.

Tra lo spazio profondo e gli abissi dell'anima, danza nelle notti di luna calante, tenendo in mano la torcia perenne della passione e del destino, e sebbene una gelida coltre bianca copra la terra e i sogni, Eulalia, novella Ecate, procede a passo spedito, con sicurezza.

 

Eulalia e' viva.

 

giovedì, 14 febbraio 2008

Eulalia e San Valentino

Alle prime luci dell’ alba, i panettieri e gli edicolanti diretti al lavoro correvano troppo velocemente per poter esser colpiti.

All’ora di scuola, i ragazzi alla fermata del tram erano cosi’ occupati a controllare il gel sui capelli, le scarpe sapientemente slacciate e l’eccessivo strato di mascara delle ragazze, simili a grandi falene sotto le luci del mattino, da non riuscire a concentrarsi su qualcosa di piu’impegnativo di un sms.

Cupido aveva cercato di colpirne qualcuno, pensando che il seme dell’amore attecchisse meglio nella terra dei giovani, ma loro avevano schivato le frecce, piegandosi per raccogliere lo zaino che i compagni avevano buttato per terra e muovendosi come bisonti, per poi accalcarsi sul predellino: colpi sprecati, indubbiamente.
 
Al parco, durante la mattinata, le panchine erano rimaste vuote: tutti presi dal lavoro, dalla casa, dagli affari piu’ o meno sporchi ed urgenti. Qualcuno, di tanto in tanto, era passato accanto a Cupido, ma si trattava principalmente di persone che portavano a spasso, dietro compenso, i cani degli altri: facce tristi, o, nel migliore dei casi, vacue, a cui interessava solo tornare indietro al piu’ presto: infatti le frecce si erano infilzate negli alberi, con un rumore sordo.
 
A pranzo, nei ristoranti, la gente aveva mangiato  di corsa, per poter rientrare in orario al lavoro, oppure era rimasta al tavolo con i colleghi, sorridendo meccanicamente alle battute del capo, che peraltro non aveva mai offerto un pranzo, sperando di entrare nei suoi favori e riuscire a farsi concedere le ferie per Pasqua.

Nessuno spazio per una parentesi rosa, in quel frangente: Cupido non era neppure riuscito a prendere la mira, perche’ i locali erano affollati e la gente che si recava alla cassa finiva sempre per urtarlo, facendogli perdere il colpo.
 

Nel pomeriggio, gli automobilisti erano rimasti concentrati sui fatti propri. Di tanto in tanto, si erano messi a litigare per la precedenza o avevano tagliato la strada a qualcuno, cercando di guadagnare due preziosi metri di autostima: a nessuno, evidentemente, importava del bimbetto alato che scagliava, con disappunto, decine di dardi destinati a rimbalzare sulle carrozzerie tirate a lucido.

Cupido, innervosito, si era appostato dietro a una vetrina, ma anche cosi’, i colpi erano andati a vuoto: le donne che erano uscite dal parrucchiere o dalla boutique erano troppo orgogliose di cio’ che avevano appena pagato per desiderare una scintilla d’amore. Tagli alla moda, scarpe coi tacchi a spillo e maglie di cachemire le appagavano, e loro, abbagliate dai colpi di sole appena fatti, non sembravano nemmeno sospettare l’esistenza di un diverso tipo di felicita’. 


 


Si e’ fatto  e’ tardi: ora Cupido penzola mollemente dal ramo di un albero.
E’ stanco e demoralizzato: ha lanciato frecce, senza posa, dalle quattro di mattina, e ancora non ha colpito un solo bersaglio: purtroppo, oggi nessuno vuole innamorarsi.
 
Avvicinandosi il tramonto, decide di tornare a casa, con la testa bassa e gli occhi lucidi, incapace di dare un senso alla propria sconfitta, proprio nel giorno in cui mezzo mondo celebra nelle gioiellerie e nei locali trendy la cosiddetta festa degli innamorati.
 
Ed ecco che arriva, come un regalo inaspettato, la donna ideale:  e’ una vecchia, un po’ malferma sulle gambe, che esce dal supermercato con due scatole di cibo per gatti. Indossa un paletot liso e raggrinzito, che un tempo doveva essere stato verde bottiglia, ma ora somiglia a una via di mezzo tra un vecchio panno da biliardo e il manto di un bradipo, pieno d’ acari ed alghe verdoline.
Sta tornando a casa per dar da mangiare ad Oreste, il gatto meticcio che da undici anni divide con lei casa, poltrona e televisione in perfetta armonia.
 
La donna alza lo sguardo, vede il bambino dai riccioli biondi e sorride.
Cupido, felice, prende l’arco e sposta la mano alla faretra: purtroppo, e’ vuota.

Eulalia, nascosta in un piccolo cuore di cristallo appeso al collo di Cupido, intaglia velocemente dei rami di tasso, sperando di arrivare in tempo.

giovedì, 13 dicembre 2007

Eulalia e l' eterna giovinezza

Piu' vicino l'elisir di giovinezza
Almeno per i topi. Scoperta viene da ricercatori californiani

LONDRA - L'elisir di giovinezza sembra ormai a portata di mano, almeno per i topi. Basta manipolare un gene bloccandone certe funzioni. La pelle torna fresca, morbida, piu' spessa, senza grinze. La scoperta, pubblicata sulla rivista 'Genes and Development', viene da ricercatori californiani. Molte, pero', le incognite secondo gli scienziati: l'intervento sul gene NF-kappa-B, che controlla l'attivita' di altri geni, e' una scoperta molto preliminare, da verificare se vale anche per l'uomo.
 
Usa: creato topo immune da cancro
Scoperta dell'Universita' del Kentucky

WASHINGTON - E' stato creato in un laboratorio del Kentucky un topo che non puo' ammalarsi di cancro. I suoi geni non glielo consentono. La scoperta - realizzata dai ricercatori dell'Universita' del Kentucky e pubblicata oggi sul journal Cancer Research - apre scenari importanti perche' potrebbe portare a trattamenti anti-cancro sugli esseri umani capaci di evitare al paziente gli effetti collaterali che oggi accompagnano molte terapie. Il topo e' dotato di un gene chiamato Par-4.

 

I topi ridono.
Gli umani credono di aver scoperto cose sensazionali. Non sanno, poveretti, che i topi sono sempre stati immuni da malattie, morte e vecchiaia.

Hanno finto per secoli, per non umiliare gli stolti bipedi che si credono dominatori del mondo, convinti, nella loro limitatezza, di essere la miglior forma di vita possibile non solo sul loro pianeta, ma nell’intero Universo.
Ancora oggi i topi, ogni tanto, fingono di morire avvelenati da un’ esca o catturati da una rudimentale trappola col formaggio: cosi’, tanto per consolare gli uomini, che si credono longevi e non sanno che e’ la loro vita, invece, ad andarsene in un soffio.
 
I topi sono eterni: se bruciati vivi, presto risorgono; se fatti a pezzi, si ricompongono in un altro luogo per poi tornare indietro e farsi vedere da qualche persona mentre rovistano tra i rifiuti o a corrono inutilmente sulla rotellina di una gabbietta.
Lo fanno per compiacere gli esseri umani, per distrarli dalla miseria della loro esistenza limitata e dar loro l’ illusione di avere una vita piu’ intelligente e sensata di quella degli altri abitanti della Terra.
 
I topi sono terrorizzati al solo pensiero che gli umani possano, un giorno, scoprire la verita’: deboli ed instabili come sono, non riuscirebbero a sopravvivere, una volta caduto il velo.
Per questo, continuano a recitare la loro parte, insieme agli altri animali del pianeta: tutti sono d’accordo nel fare grandi sacrifici, per compassione.

Alcuni si adattano a vivere in gabbia, o dentro case anguste, mangiando orrido cibo in scatola e sopportando pazientemente i capricci dei bambini, che li trattano come giocattoli. Altri si lasciano allevare in batteria, cacciare, clonare per fornire cibo agli uomini. Altri ancora abitano in luoghi inospitali, solo per ricordare all’ umanita’ il senso della bellezza del pianeta in cui vive.

Gli uomini non apprezzano, ovviamente: non avendo mai dubbi sulla propria presunta superiorita’ psico-biologica, continuano a ritenersi a buon diritto padroni del mondo, e vanno avanti a macellare, picchiare, seviziare, in nome della scienza o del divertimento.

Eulalia, in un angolo del corridoio, muove la coda e arriccia il naso: qualcuno sta arrivando, e per prudenza decide di nascondersi, seguendo il re dei topi, per non correre il rischio di finire come una cavia da laboratorio.
 
Poveri umani: credono di regnare, e non sanno di essere loro, le vere bestie.

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Una brezza leggera tra le foglie. Un petalo di rosa. Un raggio di luna tra gli aghi di pino.

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