giovedì, 06 novembre 2008

Eulalia e l'autobus del giovedi'

 
Eulalia corre tra la gente. Attorno a lei, uno sciame di persone senz’ali s’agita e sgomita per tornare al proprio alveare.
Non c’e miele, ne’ profumo di fiori sull’ autobus che porta a casa le facce tristi del giovedi’ sera: solo volti tirati, barbe incolte, occhi scavati.
 
Eulalia prova un senso di nausea: sara’ per colpa del rollìo, oppure a causa dell’ enorme, ripugnante montagna di carne e grasso che si e’ seduta, sbuffando, accanto a lei.
 
Si tratta di un ubriaco, che regge in mano una bottiglia ormai quasi vuota.
Appena salito a bordo, si e’ scaraventato in uno dei pochi posti liberi; indossa abiti che non hanno provato l’emozione di un bucato da almeno sei settimane, ed emana un tanfo che mette a dura prova lo stomaco dei presenti.
 
Eulalia, pero’, non si muove, temendo di irritarlo: lo ha appena visto inveire contro un passeggero che aveva avuto l'ardire di trovarsi nelle vicinanze del posto libero, ed Eulalia non vuole scatenare alcun tipo di reazione in uno sconosciuto in grado di stendere una persona usando semplicemente il proprio alito.
 
L'ubriaco fissa Eulalia con insistenza e lei, per non sentirsi troppo a disagio, ma soprattutto per non cedere al desiderio dello stomaco, che vorrebbe rigettare il pranzo, inizia a concentrarsi sugli altri passeggeri.
Durante l'intero tragitto cerca di indovinare le storie dei presenti partendo da un qualsiasi dettaglio: un paio di occhiali dalla montatura rosso fuoco,un foulard a quadri verdi, un paio di scarpe con i lustrini o una giacca stretta e lisa.
 
Prima che l'autobus giunga alla destinazione di Eulalia, l'ubriaco si alza e va a discutere con la macchina obliteratrice,  che peraltro sembra ascoltarlo con maggiore interesse dei presenti.
Eulalia approfitta dell' inaspettata opportunita' per alzarsi e sgusciare via, in direzione della porta: ora il suo stomaco prova un grande sollievo, e anche il suo umore sembra risentire positivamente del cambiamento.


 
Solo in quel momento si avvede della presenza di un anziano, seduto accanto alla porta d'uscita, che prima era al di fuori della sua visuale.
Eulalia non e' molto brava ad attribuire l'eta' delle persone: l'uomo potrebbe avere settant' anni, come ottantacinque, ma cio' che non sfugge agli occhi di Eulalia e' la sua espressione.
 
L'anziano veste con cura, ma senza sfoggio di eleganza; porta un giaccone color kaki, imbottito e a prova di pioggia, non proprio nuovo, ma in ottime condizioni, ed indossa scarpe da ginnastica molto comode: alla sua eta', le esigenze del corpo superano di gran lunga quelle della vanita' personale.
 
Nel complesso, ad Eulalia sembra una persona tranquilla e posata, ma e' evidente che qualcosa non sta andando per il verso giusto.
Infatti, dopo due fermate, l'uomo prende dalla tasca un fazzoletto e si asciuga una lacrima.
Eulalia inizia a fare delle ipotesi: forse e' malato, oppure ha un problema che non puo'risolvere; in ogni caso, ha l'aria di qualcuno che sta affrontando qualcosa di nuovo e terribile.
 

I presenti voltano lo sguardo altrove: un uomo che piange in autobus, evidentemente, e'uno spettacolo poco gradevole.
Gli altri passeggeri, infatti, preferiscono fissare la propria borsa, tuffarsi nel giornale o fingere di leggere le pubblicita' sui cartelloni.
Eulalia, invece, decide che non e' il caso di ignorare il problema, ne' di fermarsi alle congetture, cosi' si avvicina all'uomo e gli chiede se stia bene e se ci sia qualche problema.
 
L' uomo la guarda un po' stranito, rinchiudendosi nella giacca come una tartaruga nel guscio, poi si decide a parlare.
In effetti, le cose non vanno affatto bene: poco prima ha ricevuto una telefonata che lo avvertiva del decesso della moglie, ed ora si sta recando in ospedale.
E' comprensibilmente scosso, ed Eulalia, quando arriva la sua fermata, decide di andare con lui.
 
L'uomo scende, visibilmente provato, ma ancora saldo sulle proprie gambe.
Sebbene continui a sostenere di non aver bisogno di essere accompagnato, Eulalia legge nel suo sguardo il bisogno, anzi, l'assoluta necessita' di un sostegno morale.
Cosi, scesa dall'autobus, lo affianca e percorre, in assoluto silenzio, un pezzo di marciapiede a fianco dell'anziano.
L'uomo, mentre cammina, la guarda, come per studiarla, poi inizia a raccontare.
 
E' stato in ospedale con la moglie fino all' ora di pranzo: lei era ricoverata da molto tempo, ma fino al giorno precedente le sue condizioni non avevano mai destato alcuna preoccupazione.
Al mattino, pero', la donna aveva iniziato a lamentarsi per un malessere diffuso: le era venuta la febbre ed aveva chiesto di essere visitata da un dottore.
L'uomo, che andava a trovarla tutti i giorni, sia al mattino che al pomeriggio, vedendola soffrire, aveva parlato con il medico di turno, che lo aveva rassicurato sulle condizioni della donna e lo aveva invitato ad andare, come di consueto, a pranzare a casa, sostenendo non ci fosse alcun pericolo.
 
Cosi', seppure un po' in ansia, era tornato alla propria abitazione e aveva iniziato a mangiare, con il proposito di tornare in ospedale nel primo pomeriggio, cosa che del resto faceva da anni, ma a meta' del piatto di pasta aveva ricevuto la telefonata dell'ospedale, e il mondo gli era crollato addosso.
 
Rimproverava a se stesso di non essere stato con la moglie al momento del trapasso, di aver ascoltato la voce del medico che minimizzava il problema, invece del proprio istinto, e si colpevolizzava per averla lasciata morire da sola.
Erano sposati da piu' di cinquant'anni, e malgrado la vecchiaia, le malattie e l'insesorabile scorrere del tempo, si amavano ancora.
 
Cammin facendo, l'anziano, con gli occhi lucidi, apre i forzieri in cui ha racchiuso i ricordi di una vita, raccontando ad Eulalia delle esperienze, delle gioie, dei problemi, delle difficolta' che i due hanno affrontato, nell'arco di mezzo secolo, sempre insieme.
 
Giunto all'ingresso dell'ospedale, l'uomo si lascia accompagnare fin sopra la scalinata d'ingresso, poi insiste per proseguire da solo, ed Eulalia comprende che e' giusto che sia cosi': il suo compito e' finito e sa bene che sara' l'anziano a dover affrontare, da quel momento, un percorso di solitudine proprio in quella fascia di eta' in cui si e' meno corazzati per farlo.
 
Lo saluta, accetta con piacere il ringraziamento ed il sorriso triste, ma sincero, dell' uomo, e lo lascia andare incontro ad un destino su cui Eulalia,  purtroppo, non ha alcun potere.
 
Proseguendo a piedi, lungo un marciapiede annegato da una pioggia sottile, Eulalia, privata della bacchetta magica, quasi rimpiange il rassicurante malessere provato accanto all'ubriaco: ora prova una gran nausea, che, ahimè, non svanira' scendendo da alcun autobus.
 
 



lunedì, 07 luglio 2008

Eulalia e la calvizie

ROMA, 5 LUG - Sole, mare, casco e lavaggi frequenti non hanno alcun ruolo nella caduta dei capelli: la principale causa e' legata allo stress. Per gli uomini si tratta soprattutto delle preoccupazioni legate al lavoro e ai soldi, per le donne delle pene d'amore.

Non hanno dubbi gli oltre 300 tricologi riuniti a Genova per il congresso annuale della European Hair Research Society. A giocare un ruolo determinante nella comparsa del fenomeno e' l'insieme degli stress e la loro alta frequenza.


 
Eulalia vaga senza meta nella citta’ perduta.
Ai bordi di una fontana, la gente cerca il proprio riflesso nell’ acqua, sperando in una risposta clemente.


Lo specchio liquido rimanda riflessi di crani lucidi: palle da biliardo su cui labbra sottili e curvate all’ ingiu’ non disegnano sorrisi da troppo tempo. L’ acqua riflette immagini di teste glabre, con due teste di spillo al posto degli occhi: piu’ che sufficienti per consentire una visione, seppure riduttiva ed incolore, di un mondo circostante che e’ fatto di lamiere, bitume ed automobili.


Nelle vetrine, le donne cercano di rivedere il proprio volto, ma non ricevono che immagini di abiti tropo corti e scarpe rosse dai tacchi vertiginosi.
Allora aprono le borsette, evitano accuratamente i fazzoletti, le agende elettroniche ed il rossetto, e afferrano il guscio d’ostrica sintetica che racchiude lo specchietto da trucco.

Si guardano, e non riescono a celare la delusione alla vista della calotta cranica liscia come un palloncino gonfio d’ elio, sotto la quale non si distingue nulla di definito: il naso, unico punto di riferimento, e’ ridotto a un paio di forellini piazzati tra gli occhi e il mento, e le orecchie, sorde ad ogni richiamo d’amore, sono nascoste chissa’ dove.
 
Eulalia, sfiancata dal caldo, siede al bordo del pozzo. Ha appena gettato un sassolino, che si e’ tuffato volentieri nell’acqua fresca e ora la saluta felice.
I cerchi concentrici della superficie si stanno diradando velocemente, ed Eulalia puo’ vedere nuovamente la propria immagine riflessa.
 
Intorno, la gente infelice la guarda con invidia e malizia, meditando di rasarle il cranio, come se la cosa potesse fornire una sorta di compensazione morale per la tristezza di una vita piatta e senza emozioni.
 
Eulalia scuote la chioma e, sorridendo, lascia le strade incolori piene di gente triste, tornando a divertirsi tra le violette e le nuvole rosa del tramonto.
 
venerdì, 27 giugno 2008

Eulalia e la finestra sui ricordi

Post pubblicato su Caffè letterario

Eulalia, seguendo una corrente ascensionale, fluttua fino all’ ultimo piano di una palazzo di citta’.
All’interno dell’appartamento d’angolo, una vecchia signora, intenta da ore ad osservare le lancette dell’ orologio, guarda dalla finestra e, forse sperando in un refolo di vento, apre le imposte.
 
E’ una giornata molto calda: come quella dell’estate del ’46, quando un bel giovane di nome Giovanni si era presentato in cascina, vestito di tutto punto, per chiedere la sua mano.
Inizialmente la famiglia di lui si era opposta, ma poi le cose si erano appianate e il matrimonio era stato felice fin dal giorno della cerimonia, che si era tenuta nella chiesa di campagna del paese, in una mattina di fine agosto.
Gli anni del dopoguerra erano stati incredibili; entusiasmo, fiducia e speranza avevano consentito alla coppia di superare i problemi economici e la difficolta’ di mantenere i quattro meravigliosi figli: sforzi premiati dalla soddisfazione di vederli laureare e formare a loro volta una bella famiglia.
 
Giorno dopo giorno, calendario dopo calendario, il tempo ormai e’ passato, senza rumore, ed 
oggi il mondo sembra diverso, forse perche’ visto attraverso occhiali dalle lenti spesse come fondi di bottiglia.
Giovanni dai capelli bianchi se n’e’ andato gia’ da tre anni, ma la vecchia signora continua imperterrita a guardare dalla finestra, verso l’ora di pranzo, sperando di vederlo rientrare.
 
L’uomo col cappello che ha appena svoltato l’angolo sembra proprio lui: peccato che prosegua oltre il portone.
D’altro canto, nel corso degli anni Giovanni si e’ fatto sempre piu’ distratto, ed oggi potrebbe aver dimenticato di fermarsi nel punto giusto.
 
La donna si sporge leggermente dalla finestra per chiamarlo, ma l’uomo non la sente: del resto, i problemi d’udito di Giovanni sono risaputi.
Presa dall’ansia di attirare la sua attenzione, la donna si sporge ulteriormente dalla finestra, rischiando di perdere l’equilibrio e cadere.
Per fortuna, qualcuno la trattiene per un braccio: e’ la vicina di casa, che viene a trovarla tutti i santi giorni da quando e’ rimasta vedova. 



La vecchia si siede, un po’ delusa, brontolando per la distrazione di Giovanni, per la sua sordita’ e per mille altri motivi.
 
Poi offre alla vicina, che ha gia’pranzato, un paio di biscotti ed un caffe’, e le racconta, per la millesima volta, la storia del suo matrimonio.
 
La vicina ascolta, annuendo ogni tanto: lei sa che l’ anziana signora non si e’mai sposata, ha sempre vissuto sola, e di tanto in tanto vaneggia, specie quando fa caldo, ma non ha cuore di contraddirla.
 
Eulalia, che ha osservato tutto dalla finestra, sente un alito di vento glaciale soffiarle sul collo.
Col cuore trafitto, lascia l’anziana signora alla felicita’ che solo la follia puo’ regalare e vola via, portando con se’ tutti i ricordi del mondo: anche quelli di cio’ che non e’ mai stato e che mai sara’.

 
Cervello: area dei "falsi ricordi"
Studio riportato sul Journal of Neuroscience
"Capita, per lo piu' in eta' avanzata, che ricordiamo d'aver fatto o detto qualcosa o aver vissuto un episodio che non ci e' mai accaduto". "Sono le fantasie create da una parte del nostro cervello che potrebbe essere battezzata: 'sorgente dei falsi ricordi', alla base dei quali - riporta il Journal of Neuroscience - ci sarebbe un 'talento impressionista' che ricostruisce un'impressione d'insieme di un certo evento e che proprio per questo potrebbe farci travisare o scombussolarci i ricordi".
venerdì, 30 maggio 2008

Eulalia e il supermercato dell' anima

Una prugna secca appassisce, come stanco e oscuro fiore, in un barattolo sullo scaffale.
Tra le corsie del supermercato, ormai vicino all’ ora di chiusura, risuona una musica insipida, che nessuno ascolta.

Nel banco frigo, le carote invendute parlano con le zucchine del tempo, della famiglia, e della prossima vacanza, mentre un cespo d’insalata si suicida per noia, lanciandosi nel sacco nero.
Il riso thailandese racconta i propri viaggi, le amicizie esotiche, la miseria dei campi; intanto le ali di pollo si lamentano della separazione dal resto del corpo: mal comune nel reparto macelleria.

Frattaglie sparse cantano in coro la canzone della vaschetta di polietilene: ogni salsiccia la conosce a memoria, e le braciole intonano, a turno, splendidi assoli in falsetto.
 
E’ bello vedere la panna liquida ondeggiare voluttuosa nel tetrapak: sembra una ballerina col tutu’ bianco, e i frollini fanno la fila per un giro di valzer con lei.
Panini, pagnotte e grissini fanno la corsa nei sacchi, e i salumi improvvisano un albero della cuccagna pieno di mortadelle, prosciutti e insaccati gustosi.

Liquori e bevande gassate brindano tra loro, e il pecorino sardo canta una nenia piena di malinconia.
La nostalgia attanaglia anche le caciotte toscane e il parmigiano, che vorrebbero tornare a casa.

Eulalia, in ritardo sulla tabella di marcia, compra dei ravanelli particolarmente allegri e si fa contagiare dal buonumore delle focaccine.

Paga il conto, esce, e non si avvede di un pacchetto di patatine che piange, da solo, in un angolo.
mercoledì, 16 aprile 2008

Eulalia e la Fata Confetto II

La Fata si muove in punta di piedi; agile come una ballerina, danza fino a un piccolo specchio d'acqua.


Rimira, con un po’ di civetteria, il proprio riflesso: ora che la sua statura e’ pari a quella di un umano, si sente ancora piu’ bella.
L’acqua dello stagno, limpida e fresca, e’ cosi’ pura ed invitante che l’incantevole creatura non puo’ fare a meno di chinarsi per sfiorarla con la punta delle dita.
 
Dal punto in cui la sottile, tenera mano tocca l’acqua, partono cerchi concentrici: la superficie s’increspa appena; poi, un sottile strato di brina appare sopra agli steli d’erba che rasentano il bordo dello stagno.

Pochi istanti dopo, l’acqua si raffredda, trasformandosi in uno struggente ricordo invernale: un blocco di ghiaccio molto spesso, dentro al quale i pesci, impotenti spettatori, restano imprigionati, come accade a certi fiori, che finiscono la loro esistenza racchiusi nei fermacarte di vetro.


Gli anatroccoli, che nuotavano in fila indiana dietro la loro madre, non hanno migliore destino e, fermi in una immobilita’ fotografica, che nulla ha a piu’ a che vedere con la vita, punteggiano di giallo intenso la superficie disperatamente bianca dello stagno ammutolito.




La Fata, felice come solo gli esseri alati sanno essere, sorride, si rialza e cammina verso una radura.

Rose selvatiche ed anemoni sgargianti, timide margherite e spavaldi crocus, tintinnanti campanellini, primule rigogliose, denti di leone, primule e violette: dinanzi a lei, un paradiso di colori e profumi s’apre a perdita d’ occhio.

Una carezza ad un fiore, un soffio su una corolla, un tocco a uno stelo verde: la Fata si muove con grazia e dolcezza.
Le piante fremono, come scosse da una brezza che si fa via via piu’ intensa, poi si contorcono, ritraendo le foglie, riconoscendo, troppo tardi, un’ oscura minaccia.

I fiori si richiudono.
Sono piccoli scudi colorati la cui bellezza, purtroppo, non basta a garantire sufficiente protezione: infatti avvizziscono, prosciugati da una siccita’ innaturale, e poi soccombono. Fragili scheletri anneriti e piccoli cumuli di cenere grigia prendono subito il loro posto nel deserto creato dal nulla, e dei profumi mattutini non resta neppure il ricordo.

E mentra Eulalia, ancora incredula, cerca la forza per reagire, la Fata alza le spalle, un po' delusa per la breve ed effimera essenza dello spettacolo, e si avvia, a passo leggero, verso la citta' piu' vicina.


 


lunedì, 17 marzo 2008

Eulalia e la farfalla

GB: maxi- rifugio per le farfalle
L'inquinamento le annienta, una cupola le proteggera'

LONDRA, 13 MAR - La Gran Bretagna ha iniziato a costruire il piu' grande rifugio per farfalle al mondo, per proteggerle dall'inquinamento e dall'estinzione.
Butterfly World, una cupola del diametro di circa 100 metri sara' anche una grande attrazione turistica.

I lavori sono iniziati ieri nell'Hertfordshire.
Il progetto (25 milioni di sterline) e' stato lanciato col sostegno di alcuni dei maggiori ambientalisti britannici. Butterfly world aprira' i battenti tra giugno 2009 e maggio 2011.
 
 


La tempesta elettrica si e’ spostata lungo l’orizzonte degli eventi.
Il grande uovo striato rotola dalla cima del monte: il nido in vetroresina e cemento e’ stato spazzato via dal vento, e ora il condor di metallo vola in cerchio, sperando di avvistare la progenie chiusa nel guscio di vanadio.

Donnole in titanio si aggirano nei pressi dei pollai in lamiera, sperando in un lauto pasto, ma le galline in plastica, ormai sfornano solo globi di polietilene.
Sul terreno di cenere, rari ciuffi d’erba sintetica brillano di un verde innaturale nella semioscurita’ dell’ eclissi permanente.
E in tutto questo, automi stanchi e pallidi, cercano, senza speranza, un cenno di primavera.
 
Una farfalla blu e violetta vola su un narciso.
Non vi e’ nulla di piu’ sublime di un battito d’ali, lontano dalla cappa di gas venefici e metalli pesanti.

Una barriera trasparente, forse di cristallo, protegge, come uno scudo, cio’ che resta di un mondo ormai relegato nella dimensione onirica.
Guardare un fiore, sentirne il profumo e fermarsi ad osservare le capricciose evoluzioni di un lepidottero dai colori sgargianti, sapendo di non sognare: questa e’ la nuova frontiera di una umanita’ vicina al punto di non ritorno.


Eulalia, protetta dalla cupola, vola zigzagando, senza soluzione di continuita’.
mercoledì, 23 gennaio 2008

Eulalia e l' Anno Nuovo

Eulalia apre la finestra. Un soffio d’aria gelida sussurra la notizia: un anno e’ morto, un nuovo anno ha preso il suo posto.
Il vento del Nord, foriero di pioggia, grandine e neve, annuncia, con voce stentorea, il tempo a venire: come antipasto, tre mesi freddi, tra gente che muore ammazzata senza motivo e malattie incurabili che esplodono improvvise, uomini pavidi coi sacchi di sabbia alle finestre e kamikaze in azione in pieno giorno.

A seguire, i giorni della fame e della sete, delle piaghe infette e del disfacimento dei corpi, giorni di lacrime nelle stanze, disperatamente bianche, dove le medicine vengono iniettate a forza:  al suono dei serpenti a sonagli, i pazzi e gli assassini balleranno con gli occhi sbarrati e i pensieri in fuga.
Per finire, nel delirio collettivo che seguira’, gli uomini disperati si caveranno gli occhi da soli, e la strada delle stelle sara’ coperta da un drappo nero.
 
 
Eulalia si veste, esce e cammina per le strade, per capire. Vuole parlare con i passanti, per chiedere loro cosa stia accadendo, ma non incontra nessuno: un silenzio innaturale attutisce il suono dei suoi stessi passi sul suolo gia’ ghiacciato, eppure non ancora bianco.
E’ buio, senza le stelle in cielo. La luna e’ fuggita gia’ da qualche giorno, ed Eulalia teme che il sole, ormai stremato, la segua lontano dalla propria orbita.
 
Eulalia guarda nelle case e intuisce cio’ che si trova dietro le tende avvizzite delle poche finestre illuminate: anziani soli, infreddoliti davanti a un fuoco che non si lascera’ riattizzare, bambini laceri con lo stomaco e l’anima ugualmente vuoti e gente senza nome, ne’ voglia di pensare a un domani.
 
Gli animali se ne sono andati da tempo; solo qualche insetto si attarda tra gli avanzi di infausti banchetti ormai decomposti, rovistando tra i rifiuti, in gara con i senzatetto affamati.
 
La colomba bianca, chiusa in gabbia, guarda mestamente il ramoscello d’ulivo. Una mano tremante si e’ avvicinata e ha aperto lo sportello, forse per pena, forse per distrazione. La creatura alata si alza di slancio e punta verso il cielo.
Sa che la lotta sara’ impari: dovra’ evitare i fucili dei bracconieri e le fionde dei teppisti, eppure non ha lasciato ancora ogni speranza, perciò non tutto e’ perduto.
 
Eulalia, dalle bianche piume, vola, sempre piu’ in alto, fino a quando la citta’ diventa un punto grigio inghiottito dalla tempesta.
Le strade sono fili neri, e le piazze paiono lacrime d’asfalto; da lontano, tutto puo’ sembrare poetico: basta volerlo.
Eulalia si sfila una remigante, la intinge in una nuvola, e inizia a vergare con eleganza versi e rime bianche su un cielo sorprendentemente blu.
Chissa’ : forse domani andra’ meglio.
giovedì, 06 dicembre 2007

Eulalia e la polvere bianca

DOCU-FILM SULLA COCAINA, "UNA SFIDA FORTE"

ROMA - Un docu-film come Cocaina "rappresenta per la rete una sfida forte, un modo di fare tv moderno e contemporaneo per raccontare la realtà". L'ha detto Paolo Ruffini, direttore di Raitre, al termine della proiezione in anteprima alla casa del Cinema, ieri sera, del documentario shock di Roberto Burchielli e Mauro Parissone, in onda domenica prossima sulla terza rete Rai alle 21:30.

Ruffini, per rispondere alle polemiche già nate sul film (Maurizio Gasparri di An ha chiesto la sospensione degli spot che lo pubblicizzano), parla della qualità e del valore sociale della pellicola: "Mostra cose che sono sotto gli occhi di tutti, ma di cui non ci accorgiamo - spiega - per farle conoscere, c'è uno sforzo forte di linguaggi, che i due autori porteranno anche nei prossimi cinque film che stanno realizzando per la rete. Tra gennaio e febbraio dovrebbero andare in onda quelli dedicati ai temi della sicurezza (dall'emergenza rumeni ai pericoli in città, ndr) e della violenza sulle donne, mentre all'inizio dell'estate ne trasmetteremo altri due, fra cui probabilmente uno sulla guerra in Iraq". Per Mauro Parissone l'obiettivo più importante raggiunto dal film "è aver rovesciato l'immagine della Milano da bere degli anni '80, quella dei ricchi, famosi e potenti, fra cui la cocaina scorreva sotterraneamente.

Da allora al nord, la cocaina da droga del potere è diventata la droga per tutti. E' usata per divertirsi, ma anche da chi lavora, come operai, commesse, camionisti, manovali cottimisti, per lavorare di più". Il film, realizzato in due mesi nel capoluogo lombardo e nella provincia di Brescia, alterna la cronaca delle lunghissime notti di lavoro dell'ispettore Angelo Langè della squadra mobile di Milano, che in borghese con i suoi uomini va a caccia dei tantissimi spacciatori che vendono in città alle testimonianze di tre operai che si fanno di 'bamba' soprattutto per lavorare senza farsi fermare dalla stanchezza.

 "L'input per indagare in questo senso - dice Burchielli - c'è venuto da un articolo di Paolo Berizzi su Repubblica. Chi usa la cocaina ne parla senza problemi ma c'è voluto più tempo per trovare tre operai che accettassero di drogarsi davanti alla telecamera. Abbiamo dovuto conquistare la loro fiducia". A proposito del vero eroe buono del documentario, l'Ispettore Langè, efficientissimo e ironico, capace sempre di stabilire sempre un contatto umano con gli arrestati e soprattutto con i clienti fermati nelle operazioni (dallo studente di legge all'industriale che a comprare la droga ci va con il figlio di pochi anni) Parissone e Burchielli dicono che "non è un'eccezione. Nella Polizia di Napoli abbiamo incontrato professionisti ugualmente bravi. Oggi i poliziotti sono cambiati, svolgono più compiti insieme".

I due autori spiegano di essere rimasti colpiti soprattutto dai volumi di polvere bianca "praticamente infiniti" che circolano: "A Milano, secondo i dati dell'istituto Mario Negri ogni giorno si consumano 120000 dosi che diventano 240000 nel weekend". Per Parissone "chi usa la cocaina non vuole allontanarsi dalla società. Vuole emulare i personaggi reputati 'fighi'. L'immagine di vita che ne esce è di estrema durezza e tristezza".

Oggi Eulalia non puo' salvare il mondo:  e' stanca, e non volendo sniffare strane polveri colorate per aumentare il proprio rendimento, ha deciso di riposare per qualche giorno.

Eulalia non si e' mai drogata, percio' non puo' parlare del fenomeno con cognizione di causa, e non essendo ancora andato in onda il film, non puo' nemmeno avere informazioni dettagliate sull' argomento, ma si chiede se tutto questo fenomeno di intossicazione collettiva sia normale.

Si chiede anche cosa ne pensino i lettori del Blog, che sono attenti spettatori del mondo e delle cose. Qualcuno spieghi a Eulalia cosa sta succedendo, per favore.

Intanto Eulalia andra' a fare una passeggiata in giardino, sniffando orchidee, rose e glicini, e giocando tra polveri e coriandoli di ogni forma e colore, in compagnia delle altre fate. 

 

venerdì, 26 ottobre 2007

Eulalia e il ditirambo

Accanto al marciapiede, un' auto sta accostando. Dal finestrino s'intravede la sagoma del conducente.
Eulalia, che cammina per la strada, incrocia per un istante il suo sguardo; ha occhi porcini, incastonati in un viso aguzzo: una sottile barba a punta color setter irlandese ne sottolinea l'espressione ambigua.

L'uomo apre la portiera per uscire; appena posa il piede a terra, Eulalia nota con stupore che al posto delle scarpe indossa due zoccoli neri. Lo sconosciuto ha lunghe orecchie a punta, ride da solo ed alza il volto spiritato verso le nuvole.

Dopo di lui scende dalla vettura una donna dalla pelle diafana, non molto slanciata, vestita di foglie e tralci di vite. Tiene per mano una ragazza che le somiglia: forse una sorella, che esce ridendo dall' abitacolo. Subito dopo, altre figure sbucano dalle portiere; qualcuna e' vestita di rovi, altre sono coperte di pelli, grappoli d'uva e castagne.


Eulalia e' a pochi passi dal gruppo, ma nessuno fa cenno di notarla.
L'uomo, agitando la coda, estrae un piccolo flauto ed intona una melodia semplice, ma gradevole.
Intanto, dall'auto parcheggiata continuano a scendere persone in vesti stravaganti: donne in abiti succinti e ragazzi dai capelli ricci coperti da strisce di camoscio.
Sciolte le trecce ramate, una ragazza si cosparge le chiome di una mistura profumata, mentre una compagna s' appresta ad accenderle d' un fuoco destinato ad ardere tutta la notte.

Si balla al suono dei sistri, mentre dall'auto escono ceste di frutta, giovinetti imberbi e uomini tarchiati seminudi dalle strane gambe animalesche. Alcuni recano con se' dei capri neri, che scuotono la testa nervosi.
L'uomo che era al volante ride d'un riso sguaiato, ed e' a lui che due ragazze dai capelli cinabro offrono i seni strabordanti e la frutta matura. Lui prende tutto, con ingordigia, affondando un pugnale nel cuore di una mela, che si spacca a meta', liberando semi neri e profumo.
La morde, per bramosia piu' che per fame, ma e' gia' pronto a volgere la lunga lama affilata verso la gola del capro piu' vicino.


Eulalia inizia a sentirsi a disagio; qualcuno, forse intenzionalmente, l'ha urtata, facendola finire contro il muro.
Ragazze inghirlandate di foglie d'edera e serpenti danzano e ridono, col capo rovesciato all'indietro, al ritmo ossessivo dei tamburi di budello; sul fuoco acceso in mezzo alla strada vengono gettate pigne e rami che grondano resina.
Il delirio contagia i presenti, ebbri di vino e lascivia.


Nuove creature escono dal bagagliaio per unirsi alla festa lubrica, e sul selciato, gia'  coperto di foglie, si consumano con violenza i primi amplessi. Al ritmo del ditirambo gli invasati ballano e gridano, in preda a un'esaltazione che presto raggiungera' l'apogeo: e' l'ora della caccia rituale.

Occhi maligni guardano Eulalia, come si guarda una splendida preda selvatica da cacciare a mani nude e sbranare sul posto: fatta a brandelli, ancora calda e pulsante di sangue e terrore, Eulalia appare un nutrimento prezioso da ingoiare a fauci spalancate.

Eulalia, pero', ritiene di non dover pagare di persona il prezzo della festa.
Corre a perdifiato, col cuore in gola e mille stiletti alle spalle.
Eulalia ha gambe di cerbiatto e scatto da lepre: finalmente trova rifugio in un tempio, forse di Apollo.
La tragedia non le si addice, almeno per oggi.
 
giovedì, 11 ottobre 2007

Eulalia e gli otto segreti

...ovvero : Otto cose che non sapete di Eulalia 

1 – Eulalia non riesce in alcun modo a farsi piacere il colore marrone, ad eccezione di alcune sfumature, come il tortora o il marron glace’. Ma non riesce ad immaginare un colore migliore del marrone per il cioccolato.
Niente tavolette rosa confetto; no ai gianduiotti arancioni: Eulalia non vuole cubetti verdi alle nocciole, ne’ blocchi gialli da sciogliere a fuoco lento. Il cioccolato e’ gia’ del colore giusto, cosi’ com’e’. Perche’ modificare cio’ che e’ gia’ perfetto?
 
2 – Eulalia ama tutti, anche se non sempre e’ ricambiata, e ci rimane male quando qualcuno che le e’ vicino cambia direzione senza preavviso, lasciandola sola. Non digerisce gli abbandoni e non sa dire addio. Eulalia si dispiace per tutte le volte in cui non riesce ad essere vicina agli altri e soffre nel rinunciare a stare con le persone care. Eulalia vorrebbe avere tutte le giornate libere, per non trascurare mai nessuno, e quando e’ costretta dagli impegni ad occuparsi di cose che l’allontanano dalla gente a cui tiene, le vengono gli occhi lucidi, soprattutto perche’ non sa se gli altri capiranno, o prenderanno la sua assenza per un abbandono, cosa di cui Eulalia, invece, non e’ capace.
 
3 - Eulalia non puo’ fare a meno di incantarsi quando vede un bel colore, un animale, un cielo stellato. Per contro, odia il brutto e cova il desiderio segreto di radere al suolo gli angoli piu’ squallidi delle citta’. A volte, vorrebbe trasformarsi in uno di quei grandi robot giapponesi dei film di animazione, solo per il gusto di calpestare le auto dall’alto. Senza la gente dentro, pero’!
 
4 – Eulalia e’ soggetta a strane fobie: ad esempio, le capita spesso di pensare che l’auto a fianco della sua possa esplodere da un momento all’altro, o che dall’alto possa caderle qualcosa in testa. Eulalia si sente minacciata, specie quando e’ in citta’: a volte, camminando per strada, ha la sensazione di essere seguita, e sente un brivido lungo la schiena. Non perche’ abbia paura di essere aggredita: Eulalia teme, piuttosto, che qualcuno alle sue spalle la guardi e la giudichi male, senza un motivo.
 
5 – Eulalia quando vede la neve invidia i cani che possono lanciarsi a correre all’impazzata nei parchi e in montagna, rotolandosi sul tappeto bianco senza ritegno, e se appena puo’, li imita. Eulalia osserva i cristalli di ghiaccio e i fiocchi di neve, e se ne prende uno in mano, prova il desiderio di mangiarlo. Ama i pupazzi di neve e le sculture di ghiaccio, ma quando questi accennano a sciogliersi, Eulalia deve andar via, per non rattristarsi troppo.

 
6 – Eulalia non sopporta il fumo. Non ha niente contro i fumatori, ma sta veramente male quando qualcuno nelle sue vicinanze le soffia il proprio veleno di ritorno quasi in faccia. Quando cammina con qualcuno che sta fumando, si mette sempre sopra vento, per non intossicarsi. Eulalia si chiede cosa aspettino ad inventare sigarette che profumino di vaniglia, cannella, fior di loto o limone, che le permetterebbero di restare piu’ vicina agli amici che fumano..
 
7 – Eulalia parla con gli animali. Tutti. Non si aspetta che rispondano, pero’ non manca mai di salutare i cani che incrocia per strada, ne’ di indirizzare un saluto a gatti, anatre e farfalle. Con gli insetti, pero’, non c’e’ dialogo: Eulalia scappa a gambe levate appena ne vede uno.
 
8 – Eulalia e’ sempre esistita, da qualche parte, in qualche tempo e luogo: resta da scoprire che ne sara’ di lei domani.
 
 
***     ***     ***
 
Un ringraziamento a tutti gli amici che hanno deciso di coinvolgere Eulalia (e la proprietaria del Blog) in questo gioco.
Ognuno e’ libero di raccogliere il testimone e proseguire, se gli fa piacere.

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