Esercizio di stile di edaltrestorie
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La mia storia inizia in questo splendido giardino. I pomeriggi estivi della mia infanzia, dopo la fine della scuola, li trascorrevo sempre nella casa in campagna, con i miei cugini, insomma con la banda di cui io mi ero autoeletta capo! I miei genitori credevano che io dormissi nella mia camera ma in realtà dopo qualche minuto mi alzavo, correvo a chiamare gli altri ed in fretta lasciavamo i nostri letti, giravamo i cuscini in verticale e ci mettevamo sopra la coperta, in modo che se ci fossero stati eventuali “controlli” sembrava che stessimo beatamente dormendo.
L’appuntamento era in giardino e lì la nostra fantasia di ragazzini divagava libera, come se per lunghi anni fosse stata imprigionata fra le briglie del sonnellino ristoratore pomeridiano e cominciavamo a giocare, a immaginare, a inventare…il fatto di farlo di nascosto rendeva i nostri giochi molto più avventurosi e il non rispettare le regole, ci faceva sentire “grandi”.
A volte fingevamo di essere i proprietari di un castello e dalla torre riusciamo a vedere i nostri vastissimi possedimenti, dove i cavalli si muovevano liberi, aspettando solo di essere cavalcati da noi. Altre volte ci intrufolavamo nella biblioteca di famiglia e ci arrampicavamo sulla scala fino allo scaffale più alto per scegliere un libro che non leggevamo mai, ma ci piaceva vedere l’immagine della copertina e la sensazione di fresco, come una leggera brezza, che si sentiva nello sfogliarne le pagine … quasi come fosse stato un ventaglio.
I pomeriggi di luglio nel paese erano molto caldi, a volte facevamo una capatina nella limonaia, sempre di nascosto, e brindavamo facendo tintinnare i bicchieri riempiti fino all’orlo di cedrata, di chinotto e di ghiaccio. Bere bibite ghiacciate, ecco un’altra cosa proibita che facevamo nei pomeriggi afosi, fregandocene degli ammonimenti che riecheggiavano lontani nelle nostre menti come tormentoni: “…non correte, non sudate, non bevete bibite ghiacciate, non fate il bagno dopo aver mangiato....etc…” .
A volte, sotto il pigiama, ci mettevamo direttamente il costume da bagno e appena usciti dal letto, lo nascondevamo bene bene e con addosso solo il costume scendevamo in piscina dove, seduti o stesi sul bordo, ci gustavamo una bibita e ci mangiavamo una fetta di torta di mele, rubata in cucina, che doveva essere la nostra merenda al risveglio.
Noi più avventurosi non disdegnavamo una bella passeggiata in bicicletta fino alla stazione….ci è sempre piaciuto stare a guardare la gente alla stazione ed immaginare la storia di ognuno: c’è chi parte da solo, un ragazzo accompagnato dalla famiglia non riesce a staccarsi dalla mamma, una coppia di fidanzati si bacia e continua a parlare dal finestrino anche quando lei è già salita sul treno…e c’è chi arriva, qualcuno è atteso e scompare nell’abbraccio di chi lo aspetta, qualcuno si guarda intorno e cerca chi non è venuto a prenderlo, altri scendono senza esitazioni e si dirigono verso l’uscita.
Poi quando si avvicinava l’ora di svegliarsi ritornavamo nelle nostre camere e come se niente fosse successo ci alzavamo e ci ritrovavamo tutti nel soggiorno dove il nonno finalmente poteva far suonare a tutto volume il suo grammofono e i vecchi dischi…ora che eravamo tutti svegli e che la musica non poteva disturbare il nostro sonnellino ristoratore pomeridiano …
Esercizio di stile di bloggatto
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La mia storia inizia in questo splendido giardino.
E’ il giardino che circonda la casa dove persone che non ho potuto conoscere, ma la cui storia mi piace immaginare, in un altro tempo hanno vissuto la loro vita.
Immagino le loro serate nella pace del salone al piano di sopra, con le alte finestre aperte e le tende mosse dalla brezza serale, mentre il grammofono diffonde la musica di vecchi dischi che oggi potrei trovare solo sul banco di qualche mercatino d’antiquariato. Sul tavolino piccoli bicchieri e antiche bottiglie di cristallo lavorato. Solo nelle serate più calde viene servito un po’ di ghiaccio, un piccolo lusso in un passato più o meno lontano.
Mi immagino i pomeriggi che un uomo con gli occhiali trascorre in biblioteca tra volumi rilegati in pelle, viaggiando con l’immaginazione, guidato dalle parole che altri prima di lui hanno posato sulla carta.
Immagino una donna, che viene dal paese per aiutare in casa. Arriva la mattina in bicicletta, spalanca le grandi finestre che danno su questo splendido giardino, gira per la casa portando il suo genuino buonumore. In questa casa, che non è la sua ma è come se lo fosse, si sente come una regina nel suo castello.
C’è anche una donna vestita di bianco che si ripara dal sole con un cappello di paglia e che cura i fiori del giardino. E’ soprattutto merito suo se tutto è così perfetto e al tempo stesso naturale.
C’è poi un uomo più giovane che viene qui solo in estate, a riposare. Arriva in treno e tutti vanno alla stazione ad accoglierlo. In queste occasioni la donna che viene dal paese, e che lo considera un po’ figlio suo, prepara il suo dolce preferito, la torta di mele, il cui ricordo lo legherà per sempre a questa casa e alle donne che ci hanno vissuto.
Oggi questa casa non c’è più. O meglio c’è una cosa diversa. C’è questa struttura che ospita me e altri sconosciuti per una breve vacanza.
Dove una volta c’era la limonaia adesso c’è una piscina. Bambini e adulti in costume da bagno si tuffano, nuotano, giocano.
Io, seduta sul bordo, guardo verso le finestre della grande casa e provo ad immaginare, da dietro le tende, un uomo con gli occhiali e una donna vestita di bianco che ci guardano sorridendo.





